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«Colpa delle liberalizzazioni e dei centri commerciali»

GROSSETO. «Sì, colpa della crisi, ma tutto questo dipende da una programmazione sbagliata che il Comune di Grosseto ha portato avanti, per anni, sul commercio»: così il segretario provinciale della...

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GROSSETO. «Sì, colpa della crisi, ma tutto questo dipende da una programmazione sbagliata che il Comune di Grosseto ha portato avanti, per anni, sul commercio»: così il segretario provinciale della Fisascat Cisl, Alessandro Gualtieri, analizza la salute delle imprese in città.

La situazione, secondo Gualtieri, non è destinata a migliorare: «Quando arriverà il secondo centro commerciale del capoluogo, la crisi sarà ancora più pesante». Insomma, per l’esponente Cisl la storia è sempre la stessa: la sfida del commercio si gioca nella competizione tra piccoli e grandi. «Le liberalizzazioni sono state un errore» dice Gualtieri.

Ma su queste non può scaricare colpe su alcun esponente della giunta locale: le disposizioni che hanno allargato le maglie e messo fine alla guerra delle domeniche sono arrivate da Roma.

«Eppure l’attuale assessore, Cerciello, è uno dei maggiori sponsor delle liberalizzazioni. E le conseguenze si vedono». Gualtieri guarda al passato e alle concertazioni portate avanti tra Comune e sindacati, occasioni che però portavano «Alla sensazione che certi accordi sugli orari si facessero fuori dalla concertazione». L’uomo della Cisl però vuole essere chiaro fino in fondo e assicura: «Non ce l’ho né con chi ha aperto il centro commerciale, né con chi lo aprirà un altro. Il problema è che c’è chi ha permesso tutto questo in una città con le nostre dimensioni».

Intanto la situazione è sempre più drammatica. Le imprese, strozzate dalla crisi e dalle tasse, si rivolgono sempre più spesso agli ammortizzatori sociali. E non solo. «Nella grande e nella piccola distribuzione si stanno facendo accordi su casse integrazioni in deroga, riduzioni di orari e licenziamenti. Anche nel meccanismo delle casse integrazioni i piccoli sono svantaggiati: volevamo che almeno dalla cassa integrazione in deroga fossero escluse le grosse aziende che hanno altre coperture. Ma non ce l’abbiamo fatta e così i soldi stanziati finiscono prima».

La speranza? «Che il governo riveda le liberalizzazioni: come sindacati avevamo proposto l’apertura una volta al mese nelle periferie e libera in centro».

Infine un occhio al caro affitti: «Andrebbero calmierati per far sì che il commercio torni a essere un interesse finanziario di prima importanza. Spesso, invece, al centro delle attenzioni di chi fa affari ci sono gli immobili». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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