Sicurezza
L’Argentario libera le sue spiagge
Accessi al mare negati “per appropriazione indebita” dei privati: Comune e cittadini se li riprendono
PORTO SANTO STEFANO. L’Argentario vuole riprendersi le sue spiagge più belle, per restituirle alla fruizione di tutti, ricchi e meno ricchi. E vuole farlo attraverso un’inedita formula di “riappropriazione collettiva”, incaricando i semplici cittadini di segnalare uno per uno tutti gli accessi al mare che oggi risultano “off limits”, impercorribili per incuria o _ come molto più spesso accade _ a causa dell’indebita appropriazione di privati che li hanno sbarrati o nascosti per godersi in solitudine quei gioielli.
Sono una trentina, quelle che una volta erano chiamate “discenderie” e da qualche tempo si definiscono “accessi” al mare. Quasi sorvegliati a vista dalle torri di scolta che coronano l’Argentario, collegano la strada panoramica alle “cale” del promontorio.
Ieri mattina dal municipio di Monte Argentario l’assessore Luigi Scotto (delega all’economia del mare) e il consigliere comunale Mario Ballini (delega all’aggiornamento del Piano di utilizzo delle aree demaniali) hanno annunciato la sfida.
Gli accessi al mare dell’Argentario sono stati motivo di lotta continua fin dal primo dopoguerra, quando le balze coperte di vigne del promontorio furono abbandonate dai contadini e vendute per il classico piatto di lenticchie ai signori di Roma, Torino, Milano, Firenze, che vi costruirono bellissime ville al cospetto di panorami favolosi. Se prima, dalla vecchia scorreria (l’attuale Panoramica) si dirigevano verso la marina, pochi proprietari degli appezzamenti di terreno, che si recavano a fare lampatelle e ricci, dopo il passaggio dei terreni dai santostefanesi ai forestieri quest’ultimi chiusero le discenderie. Le splendide, solitarie spiaggette della Cacciarella, di Calagrande, Capo D’Omo, Maddalena, Purgatorio, Le viste, Sbarcatello, ecc., sono divenute così raggiungibili solo via mare.
Varie amministrazioni comunali imposero ai proprietari dei terreni attraversati dalle discenderie di riaprirle ai pedoni. Ordinanze che dopo pochi giorni erano rimesse in discussione e osteggiate da chi di estranei nel proprio fondo proprio non voleva saperne.
Ora la giunta Cerulli riapre la questione e lavora affinché tutti gli accessi al mare (previsti anche dai vari strumenti urbanistici), rimangano sempre percorribili.
Non solo: le discenderie saranno rimesse in ordine e segnalate da apposita cartellonistica che li farà individuare facilmente. Segnaletica realizzata a costo zero, perché costruita e messa in opera da un’agenzia interessata ai panorami dell’Argentario per scopi pubblicitari.
E non finisce qui. Sempre Scotto e Ballini annunciano di voler aprire le acque di Porto S. Stefano alla sosta di navi da crociera di dimensioni non gigantesche (cioè con quantità sostenibili di turisti da scaricare in un colpo solo a terra); e il progetto per un servizio di trasporto passeggeri lungo il periplo del promontorio con fermata per lo sbarco e il reimbarco di persone in prossimità delle cale più belle. Gli strumenti urbanistici comunali prevedono strutture per l’accosto a riva di questi mezzi nautici: un’iniziativa del genere fu presa negli anni ‘50 dalla Snifta (la società del trenino), che poi abbandonò l’impresa.
Renzo Wongher
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google