Gioco
«Caro prefetto, mi dica lei come si va avanti coi lupi»
Fernando Tizzi, 68 anni, storico pastore di Usi (Scansano) ha scritto alla Manzone: «La mia azienda è in ginocchio per le predazioni. Ma non ho avuto risposta»
SCANSANO. C’era un tempo in cui gareggiava da maestro in ottava rima e in cui era felice, lui collezionista di oggetti contadini, una passione vera, da condividere con altri pasionari di cultura popolare. Ma adesso prevale la percezione disperata che nessuno si interessi di lui e del suo dramma: né politici, né patronati, né sindacati.
Come estrema ratio, allora, Fernando Tizzi, storico allevatore di pecore, con la moglie, al podere Bacciolina nella zona di Usi, nel comune di Scansano, ha scritto al prefetto Annamaria Manzone per essere ricevuto e spiegare la drammatica situazione della sua azienda a causa delle predazioni di lupi e ibridi. La missiva è datata 7 ottobre, ma per ora la risposta non è arrivata. «Mi dolgo di non aver avuto nessun cenno. Nemmeno un no. Ma non perdo la speranza di arrivare davanti al prefetto».
Cosa vuol dire al prefetto questo allevatore di 68 anni che ha cominciato a 12 anni a far fare rapide transumanze a un piccolo gregge e che quando tornava a casa, mungeva e faceva il formaggio? «Eravamo signori, allora, e vivevamo come baroni. Non ci mancava niente, da mangiare c’era ed eravamo felici. Un’età dell’oro. Ora ci hanno tolto non solo il lavoro, ma anche il diritto di difenderlo. Siamo offesi e non abbiamo più nemmeno la dignità. Per non parlare delle nostre misere condizioni economiche».
Fernando Tizzi, mentre si racconta, ha gli occhi lucidi e alza i toni. La sua passione per la terra maremmana trabocca fuori e si fa provocazione: «Voglio sapere chi è il padrone del lupo. Perché il costo dei danni che mi fa, io lo voglio far pagare al suo padrone, come dice la legge. Per colpa del lupo il mio conto è in rosso di 100mila euro e io sono allo stremo. Le bollette e le scadenze da onorare, le voglio girare a lui».
Al podere Bacciolina dopo i ripetuti attacchi dei predatori, le pecore si sono ridotte di molto. «I primi danni cominciarono nel 1983 – racconta Tizzi – e ho perduto così 300 capi di bestiame. Adesso di 150 pecore da montone, solo 65 hanno partorito. Le altre hanno abortito. Sono alla rovina. A cercare i soldi in banca non ci voglio andare più. Ci deve andare il padrone del lupo».
Quello di Tizzi non è uno sfogo per far passare la rabbia. La sua è una condizione costante: «Mi ci sveglio e mi ci addormento con questi pensieri – racconta – e mi emoziono a pensare a chi, per secoli ha modellato un territorio a misura d’uomo. Pastori e agricoltori nati per l’ambiente e il bestiame che pascolava senza recinti. Il lupo non c’era. Non c’entra nulla con noi, come non c’entrano i cani inselvatichiti, nocivi al territorio».
Il pastore di Bacciolina i predatori se li vede arrivare a 15 metri dalla casa: «Non li spaventano suoni, rumori, persone. Ormai siamo circondati». Eppure Tizzi è contrario a recinti di ferro e a cani da guardia: «Recinti? Vogliamo che la Maremma sia un campo di concentramento? I cani? Per le aziende maremmane ce ne vorrebbero 3mila. Ma si sa di cosa si parla? Il territorio diventerebbe impraticabile. Ci è negato anche il territorio».
Chissà che ne pensa questo pastore verace delle posizioni degli ambientalisti? «Sono persone brave e intelligenti – dice Tizzi – ma non sono ambientalisti; i veri ambientalisti siamo noi. Noi messi alla gogna coi nostri prodotti. Noi sentinelle di un territorio che conosciamo palmo a palmo. Le aggressioni le ho anche denunciate ai carabinieri, perché sono disperato. Mio figlio vorrebbe mettere su un gregge. Mi sono messo le mani nei capelli e, anche se amaramente, gli ho urlato: no e poi no».
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