Il Tirreno

Grosseto

Capitale della cultura Maremma e Grosseto tornano in corsa

di Francesca Ferri

Le città scartate presentano una candidatura collettiva Vale 170 milioni e piace al governo. Tacciono le istituzioni

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GROSSETO. Colpo di scena: Grosseto e la Maremma tornano in corsa nella gara per diventare capitale europea della cultura 2019. Il progetto di candidatura, unico su venti ad essere presentato interamente da privati – gli artisti Maurizio Cont e Gianmarco Serra – senza l’appoggio delle istituzioni, e che era riuscito a superare la preselezione ma non il penultimo vaglio, è stato ripescato in un progetto più ampio che ingloba e le quattordici città scartate (con Grosseto ci sono Aosta, Bergamo, Mantova, Venezia, Urbino, Pisa, L’Aquila, Taranto, Caserta, Reggio Calabria, Palermo, Siracusa, Erice), e le sei finaliste (Cagliari, Lecce, Matera, Perugia-Assisi, Ravenna e la vicina Siena).

Tutte insieme le venti città si presentano (e in sei casi ripresentano) con il Programma Italia 2019, voluto dalle stesse candidate per un motivo tanto semplice, quanto sensato: non buttare al vento il lavoro di progettazione e ammodernamento del sistema culturale, turistico e di infrastrutture. Risultato: un progetto di “candidatura diffusa”. L’idea l’hanno voluta sindaci e istituzioni di diciannove candidate su venti. Grosseto, unica orfana dell’appoggio delle amministrazioni e con un progetto costato appena mille euro (Siena ne ha investiti tra i 300 e 400mila), si trova così, con un colpo di teatro, di nuovo in carreggiata.

«Non era mai successo che una candidata venisse ripescata – spiega compiaciuto Cont – e del resto già subito dopo l’annuncio delle sei finalistealcune candidate, come il Veneto, hanno sollevato il dubbio che ci sia stata una tempestività eccessiva nelle scelte. Anche noi chiedemmo alla commissione esaminatrice di poter vedere le valutazioni: non si può scegliere una città e scartarne un’altra in base a una scelta emotiva».

L’annuncio della short list arrivò, invece, subito dopo l’audizione dell’ultima candidata. E l’indomani piovvero critiche per promozioni “annunciate”, tra cui Siena, su cui la Regione Toscana non ha mai fatto mistero di puntare.

Tanto che a Grosseto la candidatura maremmana è stata snobbata dagli amministratori locali: all’annuncio che il progetto di Cont e Serra era ammesso nella top 20 sindaco, assessore comunale alla cultura e presidente di Provincia dichiararono di tifare per Siena. Quando a novembre fu annunciata la bocciatura, nessuno, nei Palazzi, se ne rammaricò.

Al contrario, i sindaci delle altre città scartate da quel momento in poi si sono rimboccati le maniche e hanno lavorato per cercare di recuperare il lavoro fatto e convincere il ministero a ripescare i loro progetti. In prima fila, il sindaco dell’altra città toscana in lizza, Pisa, che ha pure scritto al premier – e concittadino – Letta.

Il frutto di questo sforzo è il Programma Italia 2019. Che non è “fuffa”, ma un progetto di livello istituzionale, illustrato il 14 gennaio dalle vicepresidenti di Camera e Senato, Marina Sereni e Linda Lanzillotta, e dal segretario generale del Cidac-Associazione delle città d’arte e cultura, Ledo Prato. Il progetto è stimato in 170 milioni. Il Programma Italia 2019 chiede al governo 70 milioni; il resto arriverà da fondi europei, locali e privati. Secondo quanto riportano le agenzie di stampa, il governo si è detto «interessato» al Programma Italia 2019 e «presto promuoverà un incontro tra gli amministratori delle città e i ministri competenti, individuando strumenti e risorse per renderlo operativo». La Camera ha approvato un primo documento, mentre al Senato l’iter è in corso e si aspetta l’esito di una mozione che sarà presentata il 22 gennaio. Intanto una delegazione di sindaci e assessori alla cultura è stata a Roma per perorare la causa. Assenti i grossetani.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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