Il Tirreno

Grosseto

Predatori all’attacco spolpato in una notte un grosso montone

di Fiora Bonelli

L’animale pesava circa 80 chili, è stato interamente divorato. L’allevatore: «Così non ce la facciamo più»

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SCANSANO. Un predatore si spolpa un montone di circa ottanta chilogrammi.

È successo martedì, al podere Materozzo in quel di Murci, azienda ormai abituata ad attacchi continui di predatori (ben cinque negli ultimi mesi), ma che mai era stata scippata del montone.

Un allevamento coi fiocchi quella di Materozzo di Silvia Fabbrucci che in un battibaleno ha perduto, negli ultimissimi attacchi fra 20 e 30 capi. Ed è tutto documentato dai veterinari Asl, a scanso di equivoci e di chi insinua che le predazioni siano bufale.

«Fra l’altro non ci sono nemmeno i risarcimenti per le perdite», afferma il marito di Silvia, che racconta l’episodio di martedì: «Già domenica il predatore era venuto all’attacco, ma siamo riusciti a sventare la predazione. Ma il lupo non era andato via. Stamani (martedì ndc) quando sono andato a vedere le pecore, quasi tutte gravide, vicino al podere, mi sono accorto che mancava il montone. Una bestia di un’ottantina di chili. L’ho trovato poco dopo, anzi ho trovato le ossa e macabri resti e ho allertato immediatamente il veterinario dell’Asl. Adesso, naturalmente, mi aspetto che le pecore abortiscano e il latte continuerà a diminuire: da 430 quintali di latte che mungevo nel 2012, ho avuto, nel 2013, 330 quintali di latte. I numeri parlano da soli, senza commento, per noi i conti iniziano a non tornare più».

Intanto, da ogni parte della Maremma, gli avvistamenti dei predatori si susseguono a non finire e vengono segnalati da più attori, mentre la diffusione di questi animali, lupi e ibridi, si estende anche in regioni vicine, come l’avvistamento di un branco di 7-8 canidi a soli 30 chilometri da Roma.

Ma in Maremma è ormai uno stillicidio quotidiano, perché il predatore te lo puoi trovare di fronte, ogni momento. E dopo il bambino che ha scattato una foto dallo scuolabus a un “lupo” che inseguiva il pulmino, ecco un altro racconto, di Lorenzo Ciacci, che ha un’azienda di famiglia a Saturnia: «Percorrevo una strada sterrata che porta verso Usi – spiega –, era martedì sera, e mi sono fermato per rispondere al telefono. I fari dell’auto erano accesi. Ho visto nel cerchio di luce tre bellissimi esemplari di predatori. Non li avevo mai intercettati da vicino, ma non appena sono sceso dall’auto, quelli si sono allontanati. Erano due lupi o per lo meno così apparivano alla vista, e il terzo era un grande canide nero. Credo siano gli stessi che pochi giorni fa, nella medesima zona, sono stati segnalati da una squadra di cacciatori al cinghiale, anzi, in verità, dal tracciatore, che li ha visti molto bene e la cui descrizione può combaciare con la mia. Ormai, credo – afferma Lorenzo, la cui azienda a Pian di Palma è stata colpita al cuore dalle aggressioni, con perdite di centinaia di capi nell’arco di un anno – il territorio trabocca».

«Ma i piani provinciali di cattura che fine hanno fatto?», chiedono moltissimi allevatori.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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