Il Tirreno

Grosseto

«Minirimborso? No, soldi investiti bene»

di Francesca Ferri
«Minirimborso? No, soldi investiti bene»

Dopo il referendum il Fiora restituisce solo 37 centesimi. Presidente e ad: «È la dimostrazione della corretta gestione»

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GROSSETO. «Se l’Acquedotto del Fiora è, tra i gestori toscani, quello che deve restituire meno di tutti ai propri utenti, ovvero 37 centesimi, è perché è quello che meno di tutti ha fatto spendere ai propri utenti più di quanto necessario per garantire un servizio di qualità. Ne è ulteriore prova la scelta fatta dall’azienda di non ridistribuire i propri utili ai soci che non hanno mai avuto un euro di dividendo. Quelle risorse sono sempre rimaste all’interno della società e sono state utilizzate per realizzare nuove infrastrutture per migliorare la rete».

Così Tiberio Tiberi e Paolo Pizzari, rispettivamente presidente e amministratore delegato di Acquedotto del Fiora spa, in una conferenza stampa convocata all’uopo hanno riposto ai Comitati per l’Acqua Bene Comune che nei giorni scorsi hanno (ri)sollevato il caso della restituzione della remunerazione del capitale investito, dopo che il referendum del 2011 decretò che questa parte della bolletta dovesse essere restituita.

Secondo i comitati il Fiora dovrebbe rimborsare 96 euro. A dicembre, invece, fatti complicati calcoli, l’Aeeg e l’Ait hanno decretato che ai grossetani saranno restituiti solo 37 centesimi (arriveranno nella prossima bolletta indiscriminatamente, senza badare a chi in passato ha pagato di più o di meno, «perché per cifre così irrisorie non vale la pena spendere soldi per fare i calcoli», spiega Pizzari).

I comitati hanno gridato allo scandalo. Ma l’Acquedotto difende il calcolo dell’Aeeg. «Lo scostamento tra quanto immaginavano le associazioni e i comitati, trascurando il principio universalmente adottato del full cost recovery, con quanto ha stabilito l’Ait è evidente», spiegano Tiberi e Pizzari. «Così come è comprensibile che l’esigua entità della restituzione possa esser male interpretata».

Sulla differenza tra i due calcoli incide prima di tutto il periodo di riferimento: per l’Aeeg va restituita la remunerazione del luglio-dicembre 2011; per i comitati va resa anche quella del 2012 e 2013. Ma non solo.

«Nella campagna referendaria e anche dopo – spiega Pizzari – ci si è fermati al termine “remunerazione”, senza che mai nessuno abbia però detto che con questa parola si intendono dei costi effettivamente sostenuti». La tariffa, infatti, ha in sé tre voci: 1) i costi operativi (spese per personale, energia elettrica, manutenzione...), 2) gli ammortamenti, cioè la restituzione di quel che il gestore spende per fare gli impianti, e 3) in misura più piccola la famosa remunerazione del capitale investito. Che è sempre una sorta di ammortamento, ma per pagare gli interessi alle banche (oneri finanziari), le tasse (oneri fiscali) e le perdite sul credito. La remunerazione per il Fiora ammonta a 4 milioni di euro.

Ora, di questa terza voce l’Aeeg ha detto che va restituito solo l’ultimo punto. Perché? Perché a dicembre l’Aeeg ha elaborato un nuova tariffa, improntata al principio del full cost recovery: tutti i costi sostenuti dal gestore vanno coperti in modo integrale attraverso la tariffa. Niente “aiutini” statali, insomma. Acquedotto del Fiora e gli altri gestori italiani devono reggersi sulle proprie gambe. Anzi, su quelle degli utenti.

Ora, questi costi sono sia quelli di esercizio, si quelli di investimento cioè oneri finanziari e fiscali. Dunque, visto che per Acquedotto del Fiora, gli oneri fiscali sono di 2,2 milioni di euro, quelli finanziari di 1,7 milioni, da restituire restano solo 101.730 euro. E solo queste ultime saranno restituire. Diviso per 276.222 unità abitative, viene 37 centesimi.

«Io sono stato un referendario convinto – spiega Tiberi – e partivo dal presupposto del full cost recovery. L’obiettivo vero è fare una tariffa che sia il più trasparente possibile; la battaglia per la restituzione della remunerazione del capitale investito è già di retroguardia».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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