Sicurezza
I rapaci vincono la sfida via gli storni dalla scuola
Bene il primo intervento dei falconieri, i predatori hanno “convinto” gran parte degli uccelli a cambiare zona. E nei prossimi giorni torneranno a finire l’opera
GROSSETO. Ha funzionato. Lo scaccio degli storni in via Monte Bianco, via Capo d'Istria, via Adamello - usando quattro diverse specie di rapaci - ha prodotto l'effetto sperato. A sera e nella notte le piante intorno alla scuola risultavano in gran parte liberate. Non al 100%, ma i falconieri torneranno già nei prossimi giorni a completare l’opera. Certo è che la maggiore parte di platani e pini del quartiere da ieri sera non sono più dormitorio per decine di migliaia di mefitici volatili.
Il merito è di tre astori, una sparviera, un falco pellegrino e due poiane di Harris. Presenze dissuasive nei confronti degli storni.
Le operazioni di involo e attacco sono durate dalle 16,30 fino a notte inoltrata. Coinvolti tre gruppi di falconieri. Oltre ai grossetani delle associazioni Falconieri di Maremma e Rapax anche i Falconieri del Re da Siena e i volontari del capitano Ultimo da Roma.
Un'autentica “task force”, come l'hanno definita l'assessore del Comune di Grosseto Giancarlo Tei e il presidente della Provincia Leonardo Marras.
Già ieri mattina, come avviene settimanalmente, i falconieri avevano compiuto una serie di scacci nell'area dell'aeroporto militare Baccarini, alla periferia della città. Un'attività avviata l'anno passato per liberare da piccioni, storni, gabbiani e corvidi gli hangar della base e gli spazi circostanti, letteralmente invasi da uccelli, pericolosi per il decollo e l’atterraggio degli Eurofighter. E non è da escludere che proprio da qui, a seguito degli attacchi dei rapaci programmati già dal mese di novembre, gli storni abbiano poi scelto Grosseto come nuovo dormitorio.
Il bird control, cioè l'allontanamento di specie volatili invasive e nocive da parte dei rapaci addestrati e utilizzati in falconeria, è una pratica che trova applicazione in vari campi.
«Il principio base sul quale si fonda - spiega Luca Bececco, falconiere grossetano - è la paura istintiva, immediata, che numerose specie di uccelli hanno quando vedono, anche a distanza, la sagoma di un rapace. Numerosi studi scientifici hanno dimostrato questo fenomeno, che è comunque facilmente osservabile da chiunque e di cui anche stasera abbiamo avuto una dimostrazione con gli storni».
Il vantaggio del bird control con rapaci addestrati consiste nella difficoltà che le specie indesiderate trovano ad abituarsi alla loro presenza, proprio per un istinto genetico di paura nei confronti dei predatori. L'assuefazione è invece tipica di tutte le altre tecniche di deterrenza: lo spaventapasseri in un campo, gli striscioni colorati, le finte sagome dei rapaci, gli ultrasuoni e altri allarmi rumorosi.
«Quando invece è presente un predatore vero, un falco, una poiana, uno sparviero - sono parole del dottor Massimo Machetti, dell'ufficio caccia della Provincia - allora le specie-preda sentono una paura istintiva, innata. Riescono a percepire l'intenzione dei rapaci attraverso parametri ancora sconosciuti e che non possono essere simulati con tecniche simili. E, di conseguenza, cambiano zona, si allontanano, tutti insieme».
Ovviamente l'uccisione delle prede non è il presupposto principale del bird control (si parla di allontanamento e non di sterminio), anche se si è visto anche ieri che per aumentare l'efficacia dell'azione c'è bisogno di qualche sacrificio.
Ma quante garanzie di successo ci sono? Risponde di nuovo Bececco. «Dipende dalla tipologia di territorio e dal caso specifico. Qui in via Monte Bianco sono convinto che lo scaccio avrà successo con solo un altro intervento. Uno dei grandi vantaggi della falconeria applicata al bird control è la straordinaria rapidità con cui si ottengono risultati allontanando certe specie dall'area interessata». Il problema, magari, è che ora gli storni andranno da qualche altra parte...
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
