La manifestazione
«Voglio sapere di cosa è morto Dan»
La sorella dell’uomo trovato senza vita a bordo di uno yacht a Porto S.Stefano ha ottenuto l’autopsia
PORTO SANTO STEFANO. «Mio fratello è morto, dicono che è stato un infarto, ma io voglio più chiarezza sulle cause». Dan Grasu, romeno che ha vissuto per anni a Carrara e poi a Massarosa, è morto a 44 anni il 9 agosto dello scorso anno su uno yacht sul quale si trovava come eletricista. È successo a Porto Santo Stefano. Da allora la sorella Camelia Grasu di 43 anni, che abita a Carrara, è angosciata: ha potuto riportare il corpo del fratello in Romania ma vorrebbe maggiori chiarimenti sulla vicenda e per questo si è rivolta a un legale, l’avvocato Enzo Moriconi di Frosinone che il 30 agosto scorso ha presentato una denuncia ai carabinieri di Porto Santo Stefano. «La procura di Grosseto ha aperto un fascicolo disponendo l’autopsia – spiega il legale – noi chiediamo che si accerti la causa del decesso e se ci siano state eventuali responsabilità di terzi nella morte di Dan Grasu. Ma la perizia dell’autopsia, eseguita dal professor Mario Gabrielli dell’Istituto di medicina legale di Siena, non è ancora stata depositata. Quando ne conosceremo gli esiti valuteremo il da farsi». I tecnici della pevenzione sui posti di lavoro dell’Asl inviò la relazione alla Procura. Ma sul referto medico c’era scritto che Grasu era stato ucciso da un infarto.
Secondo la prima ricostruzione dei fatti, Dan Grasu era al lavoro nel vano motore di un’imbarcazione da diporto che avrebbe dovuto salpare dalla Versilia verso Spalato in Croazia. Aveva fatto tappa a Porto Santo Stefano. Grasu (che viveva a Massarosa in provincia di Lucca dove lavorava per una società nautica), si è accasciato sul pavimento del vano motore. Sono scattati i soccorsi, con l’intervento dei vigili del fuoco e del 118. Sarebbe stato il 118 a chiamare i vigili del fuoco del distaccamento di Orbetello che hanno recuperato l’uomo. È stata tentata la rianimazione ma per Grasu non c’è stato nulla da fare. Il suo corpo è stato poi portato all’obitorio dell’ospedale di Orbetello. Sul luogo della tragedia erano intervenuti anche i carabinieri. Allora, venne ipotizzato un infarto, ma la sorella Camelia chiede maggiore chiarezza. E racconta con le lacrime agli occhi di quel fratello a cui era tanto legata. «Gli volevano bene tutti. Non mi risulta che soffrisse di problemi cardiaci. Noi familiari non siamo stati avvisati subito di quello che era successo». Racconta che sarebbe stato il proprietario della casa in cui viveva Grasu a contattare il consolato romeno, una volta saputo quello che era successo. E le autorità di polizia romene avrebbero a loro volta avvisato i familiari che vivono là. Poi la notizia è arrivata anche alla sorella Camelia che sta a Carrara. Comunque sia andato l’iter, la tragica notizia ai congiunti romeni sarebbe arrivata alla fine di agosto del 2013. «Siamo andati all’obitorio di Orbetello – dice Camelia - e ho potuto vedere mio fratello». Piange. Il 30 agosto il suo legale si è mosso: «Dopo che la Procura ha disposto l’autopsia – spiega il legale - abbiamo nominato un nostro medico legale che ha assistito all’esame, eseguito in settembre». (c.c.)
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