Il Tirreno

Grosseto

Lavoratori a zero euro Mabro: prospettiva choc

di Enrico Pizzi
Lavoratori a zero euro Mabro: prospettiva choc

La cassa integrazione non può essere rinnovata: mobilità o aspettativa gratis Entro fine settimana verrà pubblicato il bando per la vendita della società

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GROSSETO. Stop alla cassa integrazione per i lavoratori Mabro a partire dal 7 febbraio e via alla procedura di mobilità – il licenziamento cioè – o alle richieste individuali e volontarie di un periodo di aspettativa non retribuita che consenta di arrivare fino all’ammissione dell'azienda alla Prodi bis. Nel frattempo il commissario governativo Giampiero Russotto tenterà di vendere l'azienda. La notizia che non sarà più possibile rinnovare la cassa integrazione, che scade il 6 febbraio, l'ha data, senza giri di parole, Rinaldo Carlicchi (Uiltec Uil) nell'assemblea delle vestaglie azzurre ieri pomeriggio, dopo avere illustrato la procedura del bando di vendita che sta per essere pubblicato. E le maestranze non l'hanno presa bene: il licenziamento significa tagliare ogni legame con l'azienda, ma l'aspettativa non retribuita, pur mantenendo il rapporto di lavoro, nella prospettiva che qualcuno rilevi la fabbrica, significa non vedere più un euro almeno per un certo periodo, e senza garanzie che questo ulteriore sacrificio serva davvero a qualcosa, perché la Prodi bis - ha ricordato il segretario della Filctem Cgil, Furio Santini- non è un esito scontato. Santini ha provato a spiegare che, comunque, non ci sono altre possibilità, che il caso Mabro e l'utilizzo della Prodi bis per un'azienda di queste dimensioni, richiesta dai lavoratori e non dall'imprenditore, è un caso senza precedenti, e che non ci sono misure per coprire la fase di passaggio dallo stato di insolvenza alla Prodi bis. Non solo, Santini ha aggiunto che se c'è una speranza che qualcuno rilevi l'azienda, in tutto o in parte, è che la fabbrica abbia ancora dei dipendenti pronti a tornare a lavoro, per questo un breve periodo di aspettativa sarebbe preferibile rispetto ai licenziamenti. Fabio Della Spora (Femca Cisl) ha spiegato che i rappresentanti sindacali hanno provato a lungo, con il commissario Russotto, a cercare una soluzione diversa, ma il problema è che il commissario non solo non ha più un'azienda in mano, non solo non ha soldi in cassa da spendere, ma non può spendere indebitando ulteriormente l'azienda, tanto che anche per pubblicare il bando di vendita su due quotidiani nazionali, il prossimo 18 gennaio, ha dovuto chiedere l'autorizzazione del giudice. Per le vestaglie azzurre è stata una doccia fredda e subito si è sollevata la componente Cgil della rsu. «Questo è un ricatto, non una scelta – ha detto Nadia Perino – chiederemo un incontro con il giudice perché autorizzi il commissario a poter spendere i soldi necessari a seguire altre strade», per esempio l'utilizzo delle ferie. Intanto, il prossimo 18 gennaio sarà pubblicato il bando di vendita dell'azienda, un bando aperto a tutte le soluzioni: dalla cessione in blocco allo spacchettamento in due rami. Le offerte potranno arrivare fino al 28 gennaio, poi, se qualcuno si sarà fatto avanti, il commissario valuterà e, eventualmente, in presenza di tutti i requisiti di legge, affiderà l'azienda in via provvisoria, e si potrà aprire davvero la Prodi bis con il ritorno di tutti gli ammortizzatori sociali previsti da quella procedura.

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