La manifestazione
Dichiara redditi da operaio ma viaggia in Lamborghini
L’imprenditore non ha versato 4 milioni di euro all’Erario, scatta il maxisequestro Nei guai anche il titolare di un call center: non ha versato l’Iva per 170mila euro
GROSSETO. Un milione e quattrocentomila euro più qualche spicciolo sequestrati dalla guardia di finanza. Tre appartamenti, uno dei quali a Milano, quattordici tra terreni e fondi commerciali, cinque auto di lusso, sette moto, quote societarie, polizze assicurative e conti correnti bancari. Un tesoro, più che un tesoretto, che faceva vivere all’imprenditore edile non ancora quarantenne di Grosseto, una vita da nababbo. Peccato però che al fisco, abbia dichiarato negli ultimi anni di guadagnare quanto un operaio. O forse anche qualcosa di meno.
Sono queste alcune novità dell’inchiesta che riguarda l’imprenditore finito nei guai dopo gli accertamenti della guardia di finanza del quale il Tirreno si era già occupato qualche giorno fa. Non solo: insieme all’impresario, a finire nel mirino delle fiamme gialle è stato anche un altro imprenditore che però si occupava del settore call center.
L’inchiesta è cominciata proprio a partire dal tenore di vita dell’imprenditore edile che, a viaggiare in Lamborghini in città, non era certo passato inosservato. Le fiamme gialle sono andate a guardare un po’ più da vicino quella che era la situazione patrimoniale dell’imprenditore, scoprendo che negli ultimi anni, aveva dichiarato al fisco un reddito di circa ventimila euro all’anno. Una miseria, in confronto al tenore di vita dell’uomo.
L’imprenditore era stato denunciato per frode fiscale al termine di una verifica condotta dal nucleo di polizia tributaria che si era conclusa appunto con l’accertamento di un’evasione ai fini delle imposte dirette e dell’Iva per oltre dodici milioni di euro. Soldi che appunto non erano stati dichiarati, per i quali avrebbe dovuto versare all’Erario 4 milioni di euro.
Il volume degli affari dell’imprenditore sembrava essersi assottigliato e i redditi dichiarati erano esigui se non nulli.
L’imprenditore, assistito dagli avvocati Pierfrancesco Rechici e Alessandro Bertolini, ha già chiesto il dissequestro dei beni e ha dichiarato di voler aderire alle richieste dell'erario ma ha anche fatto presente che ottemperare alle richieste sarà impossibile o comunque particolarmente complicato se il denaro sui conti correnti rimarrà sotto sequestro.
Stessa cosa per l’altro imprenditore finito nei guai: si tratta di un sessantatreenne grossetano che gestisce un call center e che non avrebbe versato l’Iva su 170mila euro di fatturato.
In questo caso i sigilli sono scattati per un ammontare di oltre sessantuno mila euro. Situazioni, queste, che con la crisi economica si sono fatte sempre più frequenti.
«Ma è proprio quando l’economia ristagna - dice il comandante della guardia di finanza Massimiliano Giua - che il nostro corpo intensifica le proprie attività. Per garantire agli imprenditori onesti, a quelli che versano i contributi, di essere tutelati».
Una tutela che non riguarda soltanto il singolo imprenditore, ma che ricade, ovviamente, anche sui lavoratori. «Far emergere queste situazioni e costringere le persone a mettersi in regola con l’Erario - aggiunge - significa garantire il mantenimento dei posti di lavoro di quei titolari che invece si comportano bene, che agiscono nel rispetto delle leggi pagando fino all’ultimo centesimo di tasse».
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