Sicurezza
Corsa all’oro geotermico La Val d’Orcia insorge
Multinazionali scatenate, avanza il progetto per una centrale a Montenero La terra del Brunello e dell’olio d’eccellenza ha paura, parte la mobilitazione
GROSSETO. Stanno provando a infrangere il mito, la tranquillità, l’integrità della Val d’Orcia. Come mettere il piede nell’orma di Armstrong, sulla luna. Come calpestare i fiori del campo mentre Van Gogh li sta dipingendo.
Da qualche giorno il comprensorio di Montenero d’Orcia, Montalcino, Castel del Piano, Cinigiano, è attraversato da uno strisciante dissenso. I cittadini hanno scoperto, quasi per caso, che su quest’area, resa celebre nel mondo da uliveti e vigneti senza eguali, si è appuntato l'interesse di una multinazionale specializzata in impianti solari, eolici, idroelettrici e geotermici, la Gesto Energy Consulting, con operatività in Europa e Africa ed esperienze in 4 continenti.
Ma andiamo per ordine. Con l’entrata in vigore del decreto legislativo 22/2010, che ha liberalizzato l’attività geotermoelettrica, in Toscana si è avuto un boom di richieste di permessi di ricerca per il reperimento della risorsa geotermica. A metà 2013 ne risultavano rilasciati 38 concentrati perlopiù tra le provincie di Grosseto, Siena e Pisa per un totale di circa 3mila kmq. Assegnatarie 13 differenti società, di cui 4 (Futuro Energia, Geothermics Italy, Terra Energy e Toscana Geo) supportate dal punto di vista tecnico ed economico dalla stessa multinazionale (la Geysir Europe srl) e altre due (Geoenergy srl ed Exergia Toscana srl) che fanno capo alla società Italbrevetti. E poi Gesto Italia, responsabile del progetto Montenero.
«Il decreto 22/2010 _ spiega Giorgio Franci, imprenditore locale, titolare dell’omonimo frantoio, uno dei portavoce dell’opposizione al progetto _ prevede che per promuovere la ricerca e lo sviluppo di nuove centrali geotermoelettriche siano considerati di interesse nazionale, e qui sta la nostra preoccupazione, i fluidi geotermici a media e alta entalpia finalizzati alla sperimentazione, con la previsione di impianti pilota nelle stesse formazioni di provenienza. Il problema è che una delle 4 istanze in corso di valutazione si chiama Montenero e quindi qui sarà realizzata la centrale. Abbiamo scoperto che l’istanza è stata presentata due anni fa e interessa il bacino che tocca la Val d’Orcia e le pendici dell’Amiata grossetana. Ma la cosa più grave è che di tutto questo noi cittadini non abbiamo avuto notizia dai rappresentanti delle istituzioni».
A Montenero, stasera, nella sala dell’ex cooperativa, ci sarà un’assemblea pubblica. Si parlerà della centrale geotermoelettrica che Gesto vuole costruire tra uliveti e vigneti. C’è rabbia e preoccupazione. Che si sta allargando a Montalcino, al comprensorio di Cinigiano (già interessato nel 2011 da un altra istanza di perforazione) e alla parte più alta della montagna (Castel del Piano e Arcidosso).
Gesto Italia risulta il quinto operatore geotermico del Paese, potendo contare su permessi di ricerca in Toscana a copertura di oltre 370 Km², per lo sviluppo di progetti geotermici. Dal 2009 ha appuntato il proprio interesse in questa zona seguendo l’iter di richiesta di permessi e selezione dei siti. Nel 2011 ha ottenuto il permesso relativo a Cinigiano dando inizio alle attività di ricerca e nel 2012 quello di ricerca nell’area di Montalcino, all’interno della quale è localizzato il progetto Montenero. Ora sta per concludersi la valutazione di impatto ambientale. Non solo. Dopo aver compiuto la cosiddetta reinterpretazione delle linee sismiche che attraversano le aree di Cinigiano e Montalcino, stanno proseguendo le analisi geofisiche e sismiche in attesa di avviare le perforazioni. Cinque proprietari della zona hanno già firmato i contratti con la società. «La produzione _ si legge nel portale della Gesto _ avrà inizio nel 2015».
L’interesse di questa multinazionale è rappresentato dagli incentivi statali per lo sviluppo dell’energia geotermoelettrica; per impianti geotermici pilota fino a 5 Mw è prevista infatti una tariffa incentivante di 200 euro per Mwh, per un periodo di 25 anni.
Ma a chi si rivolge, in questa fase, il nascente comitato che vuole difendere Montenero e la Val d'Orcia? «Prima di tutto _ conclude Giorgio Franci _ cerchiamo di capire chi, tra le istituzioni, la pensa come noi, chi ha taciuto, chi ha mentito, chi ha minimizzato. Poi vediamo cosa fare, sperando che non sia troppo tardi. L’autorità competente per il conferimento dei titoli e delle autorizzazioni è il ministero dello sviluppo economico, di concerto col ministero dell’ambiente; ovviamente dopo aver acquisito un’intesa con la Regione. Noi speriamo di poter fare fronte comune e fermare questa boutade, come a suo tempo facemmo per il cogeneratore al Cipressino e più di recente per le biomasse a Santa Rita. Di certo anche questa vicenda non aumenta la fiducia verso che ci amministra e dovrebbe fare, prima di ogni altra cosa, gli interessi della collettività».
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