Finanza
Rubano cinque segugi da lepre e da cinghiale
I cani erano in due diversi ricoveri nella zona della Pieve, a Roccastrada Disperati i proprietari: «Furto su commissione, valgono migliaia di euro l’uno»
ROCCASTRADA. Preziosi come l’oro. Soprattutto quando si tratta di esemplari abili, preparati, veloci. Campioni, insomma. E allora anche un cane da caccia può diventare un “pezzo” appetibile. Tanto appetibile da essere rubato. Di notte, dal proprio recinto. È quanto è successo nella notte della Befana, in località La Pieve, a Roccastrada. La notizia, però, solo ieri è stata divulgata attraverso i social network, in quello che suona come un appello disperato, accompagnato da una foto e dal numero di cellulare di uno dei padroni. Presi di mira, stavolta, due diversi canili, uno di Leonardo Bardi, l’altro di Erio Valentini; sottratti tre cani da lepre e due da cinghiale, tutti microchippati, per un valore stimato superiore ai 20 mila euro. «Mi hanno chiamato la mattina della Befana – racconta il Valentini - per domandarmi se ero a caccia, perché i cancelli del canile erano aperti e al nostro vicino erano spariti due cani. Ho risposto di no e ho capito subito che Nebbia, Birba e Fulmine non li avrei più visti. Io non lascio mai cancelli aperti. Qui in zona poi è la terza o la quarta volta che succedono ’ste cose». E in effetti, per avere conferme, basta domandare a Franco Regnani, forestale in pensione, già colpito altre volte. I ladri ancora una volta hanno scelto i migliori: tre segugi italiani (uno di 7 anni, gli altri di 3) e due maremmani da cinghiale, di cui al momento non si conosce il nome. Un vero e proprio patrimonio. In Maremma, come detto, era già accaduto. Già in passato, nel 1997 a Massa Marittima, nel 2004 e nel 2007 nelle campagne follonichesi, erano avvenute sparizioni di cani da caccia. A prendere il volo generalmente gli esemplari meglio addestrati, più valorosi. Il sospetto (di numerosi cacciatori) è che nella zona vi sia qualche piazzista che ruba (o fa rubare) i cani da caccia per poi rivenderli, dopo aver rimosso il microchip, in qualche altra regione italiana o addirittura all’estero. Bisogna, però, ricordare che il furto di un cane non è reato da poco. Se scoperti si può essere puniti con la reclusione e una pena pecuniaria decisamente salata.
Anche quello di Roccastrada sembra un furto su commissione, o comunque dietro indicazione di qualcuno che conosce bene il Valentini, il Bardi e i loro segugi. Nella zona, infatti, ci sono tre canili, con circa 25 cani. «Nel nostro canile – sono ancora parole di una delle vittime del furto - c’è anche un cane da penna ma quello non è stato preso in considerazione. Si sono concentrati sui cani da seguita e hanno portato via anche i guinzagli che tenevo appesi lì accanto».
«L’appello – spiega Valentini – l’ho lanciato perché spero che qualcuno li possa riconoscere dalla foto. Ma le speranze di poter di nuovo passeggiare e sparare con Nebbia, Fulmine e Birba so bene che sono poche». I cani, in effetti, potrebbero essere già stati trasferiti in qualche altra regione italiana o addirittura all’estero. I proprietari hanno denunciato il furto sia ai Carabinieri della stazione che al servizio veterinario dell’Asl 9 di Grosseto. Il valore monetario di un bravo cane da caccia, come quelli rubati a Roccastrada, può superare anche i cinquemila euro e non esistono coperture assicurative.
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