Sicurezza
«Potrebbe essere il lupo che ho visto io»
L’allevatore Franco Mattei di Preselle prova a riconoscere il predatore fotografato dal 13enne dallo scuolabus
SCANSANO. Il “lupo” fotografato da Andrei, un ragazzino di 13 anni di Preselle che abita nell’azienda agricola Zizi e che mentre stava andando a scuola con lo scuolabus, ha avuto, sabato scorso, la prontezza di spirito di scattare la foto a un predatore che inseguiva il pulmino, potrebbe essere quello che da giorni e giorni sta massacrando le greggi di Preselle, frazione del comune di Scansano al confine con il territorio comunale di Grosseto.
L’identikit fissato da Andrei racconta di un predatore dal pelo marrone-rossiccio e dalla coda e le orecchie più scure. Proprio simile a quello descritto dall’allevatore Franco Mattei, il vicino confinante di Zizi, che nel mese di dicembre, nell’arco di appena tredici giorni, ha subito tre aggressioni ravvicinate, l’ultima delle quali, il giorno di Santo Stefano, lo ha “alleggerito” di due pecore che si sommano alle numerose altre sgozzate da ibridi o lupi.
Mattei aveva assistito personalmente all’attacco del 23 dicembre, vedendo con i propri occhi il predatore sbranargli una pecora. Aveva urlato disperato contro l’animale ma non era riuscito a salvare le pecore. Aveva però visto da una distanza ravvicinata il predatore e così aveva descritto la bestia: «Un grande animale pezzato sul marrone e con la coda e le orecchie nere». Mattei, in quell’occasione, ha anche detto che, probabilmente, il predatore era diventato stanziale.
Ieri, sfogliando il Tirreno, Mattei ha fatto un balzo sulla sedia quando ha visto pubblicata la foto del lupo scattata da Andrei.
«La fotografia scattata da Andrei, mio vicino di casa, potrebbe essere davvero quella del “mio” predatore – dice Mattei – anche se è impossibile dirlo con certezza. Le caratteristiche ci sono: manto marrone e orecchie e coda più scure. Ma dico che qui attorno ce ne saranno davvero molti e simili fra loro, essendo per lo più ibridi. Ma la fotografia di Andrei e la fotografia impressa nella mia memoria natalizia si somigliano parecchio, fino ad essere sovrapponibili. In comune, poi, i predatori ivi ritratti hanno anche un altro fatto non di poco conto: girano di giorno, e senza paura. Anche le aggressioni da me subite si sono consumate in pieno giorno». Ed è proprio questo – al di là del fatto che il predatore del gregge di Mattei e quello fotografato da Andrei siano lo stesso animale – che fa più impressione. L’escalation di attacchi nell’ultimo anno si è infatti arricchita di questa “variante”. I predatori non agiscono più solo di notte, ma aggrediscono le greggi anche in pieno giorno. E non paiono intimoriti dalla presenza degli uomini. Questo potrebbe far pensare che non si tratta di lupi, anche se la circostanza certo non consola: al pari della specie protetta, infatti, gli ibridi sono altrettanto voraci.
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