Italia
«Nullo il vantaggio per la cava di Cellena»
Processo Bellini-Hofer, la relazione dei periti stima anche un valore superiore a quello pagato
SEMPRONIANO. Ultimi giorni e poi sarà sentenza. Il 22 l'ultimo atto del processo per la presunta corruzione per la variante urbanistica relativa alla realizzazione di una struttura termale alberghiera a Cellena.
Un ultimo atto slittato dall'estate scorsa, quando il collegio - all'udienza in cui era prevista la discussione finale - pretese una perizia per comprendere un passaggio fondamentale del processo, e cioè il valore reale del terreno acquistato dall'imprenditore altoatesino Giuseppe Hofer, imputato insieme a Gianni Bellini, in qualità di sindaco, e alla moglie Annunziata Petrucci, all'architetto Flavio Marzio Morini, esperto incaricato da Hofer (coinvolte anche le società Elite Immobiliare e Cellena srl). Secondo l'accusa, il prezzo della corruzione (una corsia preferenziale per il progetto di fronte all'acquisto a costo maggiorato - l'importo fu di 121mila euro) sarebbe stato 93mila euro. Ma la perizia affidata al geologo Domenico Calcaterra e all'ingegner Raffaele Poidomani dice secondo i difensori che quel terreno alla data del 23 gennaio 2006 valeva di più e in sostanza Bellini e la moglie lo avrebbero in parte regalato. Opinione emersa anche dalle parole di alcuni testimoni. Ma sarà certamente battaglia fino all'ultimo perché il sostituto procuratore Stefano Pizza crede comunque che quei dati vadano letti sotto un'altra luce e che vi sia in tutto il procedimento la prova del reato.
Cosa dicono i due esperti? Poidomani e Calcaterra hanno spiegato che il valore del solo terreno agricolo è di 3.900 euro. Hanno chiarito che i volumi edili recuperabili lì presenti hanno un valore di mercato di 77mila euro, che il valore del capannone trasformato industrialmente è di 64mila euro, che quello della trasformazione degli uffici è di 145mila euro. Hanno poi calcolato che le potenzialità estrattive del sito sono pari a 46mila metri cubi e che quelle di recupero ambientale sono valutabili in 25mila metri cubi (per entrambe le ipotesi, iter amministrativo di 48 mesi). In quel sito non c'erano potenzialità estrattive immediate, hanno aggiunto i due esperti nella relazione: ma con la cava ordinaria il valore di mercato del materiale sarebbe stato di 150mila euro e con il recupero ambientale di 39mila euro, con una perdita di 3.600 euro per il materiale già estratto o derivante dalla demolizione dei fabbricati esistenti (quello della Curia). «Alla data del 23 gennaio 2006 - concludono Calcaterra e Poidomani - l'ex cava non poteva essere utilizzata come sito per il deposito di materiale di risulta provenienti da cantieri edili (quelli di Hofer, ndr) a causa dell'assenza di convenienza economica e delle vulnerabilità ambientali che presenta l'area. Pertanto, il vantaggio economico per tale utilizzo risulta nullo».(p.s.)
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