Il Tirreno

Grosseto

Gli storni ricoprono la scuola di guano

di Gabriele Baldanzi
Gli storni ricoprono la scuola di guano

Dopo la pulizia tutto è tornato come prima. E gli abitanti della zona chiedono che vengano tagliate le piante

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GROSSETO. Siamo punto e a capo. Ieri mattina, fuori dalla scuola elementare Enrico Toti di via Monte Bianco, di nuovo il segno tangibile del passaggio degli storni, inseriti dall'Iucn (l'Unione mondiale per la conservazione della natura) nell'elenco delle cento specie invasive più dannose al mondo.

Il problema ormai è grave e riguarda tutti gli abitanti di questo quartiere e di altre zone di Grosseto, esasperati dall'odore nauseabondo che si respira, dalle cacche che ricoprono marciapiedi, davanzali, cortili.

Qui - da un paio di settimane, una colonia composta da decine di migliaia di storni ha scelto come riparo per la notte platani e pini marittimi e al momento non c'è verso di scacciarli.

Ieri mattina alcune mamme - la portavoce è Monica Fagioli - hanno richiesto al Comune ulteriori misure per risolvere il problema.

«In ballo c'è la salute dei nostri bambini che respirano per tutto il giorno questo odore di escrementi. Forse ci sono le condizioni per definirla “emergenza sanitaria” e magari procedere in modo più incisivo e drastico».

Un'ipotesi è quella di chiudere la scuola, per un paio di giorni, in modo da permettere lo scaccio e poi procedere alla bonifica del plesso, fuori e dentro.

Le mamme vogliono che l'attenzione sul problema resti alta. Idem gli abitanti della zona. «Ogni sera - raccontano - si assiste a una pioggia di guano sopra le nostre teste. Basta guardare le auto in sosta. Diventa problematico anche tendere i panni…».

Una proposta, per la verità piuttosto radicale, arriva da alcuni residenti di via Adamello.

«Il problema è doppio. Da un lato gli storni, dall'altra la pericolosità dei pini posti lungo il perimetro della zona scolastica. L'11 novembre una grossa pianta cadde lungo via Quarnaro e la ringhiera della scuola ne porta ancora i segni… Chiediamo un intervento tipo quello che fu fatto qualche anno fa in via Podgora, con il taglio degli alberi più pericolosi e la successiva messa a dimora di piccole piante meno invasive dei pini. Con il taglio delle alberature, che attualmente ospitano i volatili, entrambe le situazioni di pericolo troverebbero soluzione. Crediamo che quella suggerita sia anche una proposta economica visto che ormai la pulizia del guano, intorno alla scuola, è praticamente giornaliera con l'impiego di operatori ecologici, spazzatrice e autobotte».

Intanto domani, in tre diverse aree della città (via Montebianco, via Garigliano e via Sicilia) ci sarà il primo intervento dei falconieri. Verranno liberati falchi e poiane per mettere in allarme gli storni e costringerli a spostarsi. Un deterrente naturale a cui seguirà l'applicazione di altre misure: visive e sonore. Si spera in tre-quattro giorni, dando continuità alle uscite dei rapaci, di innescare il trasferimento degli uccelli altrove, in dormitori posti all'esterno del centro abitato e distanti da scuole, abitazioni e attività commerciali.

Il risultato, però, andrà anche mantenuto. E per farlo - spiegano gli esperti dell'ufficio caccia - occorre applicare altre metodologie di lavoro, in fasi articolate e diversificate da attuare fino almeno a metà febbraio.

«Lo storno - spiega dalla Provincia il dottor Massimo Machetti, esperto del settore - mostra ormai una spiccata preferenza ai dormitori localizzati in aree urbane. Ciò è legato sia a condizioni climatiche più favorevoli (temperatura più elevata, minore umidità e ventosità) che permettono agli a questi volatili di consumare meno energia per mantenere costante la temperatura corporea, che a maggiori condizioni di sicurezza dovute alla ridotta presenza di predatori».

«A Grosseto, in questo periodo, sono ovunque e ogni giorno ci arrivano nuove segnalazioni».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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