Il Tirreno

Grosseto

Bonifazi sindaco piace al 55% dei grossetani

Bonifazi sindaco piace al 55% dei grossetani

Lieve calo rispetto ai dati dell’elezione 2011. «Ma io i sondaggi li prendo sempre con le molle»

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GROSSETO. C’è chi sogna di fare l’astronauta, chi l’archeologo e chi il pompiere. Chissà se Emilio Bonifazi, in quel di Frasso Sabino, quando era piccolo sognava di fare il sindaco. La cosa certa è che la gente quest’opportunità gliel’ha data per ben quattro volte. E, almeno a leggere una ricerca condotta da Ipr marketing e pubblicata ieri sul Sole 24 Ore, oggi gliela darebbe ancora.

Sì, perché l’uomo che ha vestito per dieci anni la casacca di consigliere comunale a Massa Marittima e divenuto poi capitano (pardon, sindaco) di Follonica e Grosseto (bis in entrambi i casi) continua a piacere. «Le nostre soddisfazioni – dice, togliendosi qualche sassolino dalle scarpe - oggi non sono tante, prendiamo tanti richiami e a volte prevale la voce critica. Ma è di una minoranza: la maggior parte degli elettori si vede che la pensa diversamente». Il 55 per cento degli intervistati è dalla parte dell’inquilino di piazza del Duomo 1. Nel 2011 fu eletto, al ballottaggio, con il 57,3% delle preferenze. Insomma, il calo c’è, ma è contenuto. Anzi, se rapportato alla stessa rilevazione dell’Ipr marketing condotta nel 2012, il risultato di Bonifazi migliora di mezzo punto percentuale.

Così il sindaco strappa un lusinghiero 26esimo posto nazionale. A far compagnia al capo della giunta grossetana c’è il collega fiorentino, Matteo Renzi. L’attuale segretario Pd nel 2011 scese in Maremma per dare una mano al compagno di partito nella volata per il bis alle amministrative. «È il nostro segretario, è un leader e mi fa piacere che sia in alto nella classifica, pur svolgendo più ruoli. Segno che i fiorentini hanno una buona immagine di lui».

Nella graduatoria stilata dal più autorevole quotidiano economico italiano il sindaco di Grosseto è uno dei pochi a non andare a picco. E Bonifazi ha una lettura chiara di quel che sta accadendo: «I sindaci hanno passato tre momenti: quello in cui iniziò l’elezione diretta, dal 1993 al 2000, in cui il primo cittadino aveva una forte investitura e c’erano più risorse; intorno al 2005, con il Patto di stabilità, il sindaco è divenuto più un ragioniere con il compito di mantenere l’equilibrio di bilancio con risorse che andavano assottigliandosi; infine, nel 2010, in piena crisi economica, il capo della giunta ha sempre meno risorse e più responsabilità. Oggi servono sempre più idee buone e a basso costo e si devono avere ben chiare delle priorità: la coperta è corta e non è possibile accontentare tutti. Dobbiamo giocarcela con i finanziamenti esterni, quelli che arrivano in base a buoni progetti».

Una bella fetta dei problemi che devono affrontare ogni giorno i Comuni sono legati alle scelte del governo centrale. Sì, perché se Roma non si dà una svegliata la provincia è la prima a pagarne le conseguenze. E Bonifazi, pure su questo, punge: «I sindaci dovrebbero ricordarsi, quando non sono più sindaci e vanno in Parlamento, come è la vita quotidiana. Invece non sempre tengono a mente i territori. E mettere in difficoltà il sistema dei Comuni significa mettere in ginocchio l’economia».

I detentori della fascia tricolore, da parte loro, possono solo continuare a lavorare: «Il mio è un servizio. E l’impegno lo metterò sino alla fine. Ricordo il recupero delle Mura e i tanti progetti che stiamo mettendo in cantiere. L’importante è seminare, poi chi raccoglie raccoglie». La chiosa è sui sondaggi: «Una cosa è certa: li prendo sempre con le molle, sia quando sono buoni che quando sono cattivi. Quel che conta sono le elezioni». E se lo dice chi ha vissuto per trent’anni dentro i meccanismi della rappresentanza istituzionale non si può che fidarsi.

Maurizio Bernardini

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