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Altre due pecore sbranate a Roccalbegna

Altre due pecore sbranate a Roccalbegna

Ennesima aggressione nella notte tra domenica e lunedì davanti al podere Poggione

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ROCCALBEGNA. Attacco di predatori, nella notte fra domenica e lunedì, al podere Poggione di Roccalbegna di Tiziano Momini, assessore all’agricoltura del comune di Roccalbegna: uccise due pecore e altre due ferite. E adesso non c’è più nemmeno rabbia, ma rassegnazione, come se vi fosse un destino segnato per gli allevatori.

Al Poggione, i due cani hanno cominciato ad abbaiare furiosamente verso le 3 di notte, tanto che il proprietario si è alzato per andare a vedere cosa stesse succedendo, ma non è riuscito a identificare nulla. Ma lunedì mattina, quando alle 6.30, è andato dal gregge, nel campo proprio davanti al podere, a 20 metri dall’abitazione, ha trovato due pecore morte, azzannate, trascinate per metri e sbranate, un’altra ferita alla gola nascosta in un cespuglio e un’altra ancora che si era rifugiata in un borro.

«E mi posso contentare – commenta Momini –. Solo quattro pecore interessate da un attacco che è di certo opera di un branco, comunque di più di un predatore. Ho tenuto fuori 88 pecore, quelle da montone, mentre le altre le avevo rimesse nell’ovile. Adesso dovrò chiudere anche questo gregge. I cani non sono riusciti a proteggerle». Subito è stata avvertita la veterinaria della Asl per gli accertamenti di rito: «Dopo sistemerò le carcasse nel mio cimitero aziendale», spiega Momini.

Il Poggione si trova nel comune di Roccalbegna, una località che regge la sua economia sull’allevamento delle pecore e sulla produzione di formaggio e di altri prodotti caseari, ed è una zona colpita dalle aggressioni di predatori in maniera drammatica, tanto che lo stesso sindaco, Massimo Galli, faceva anche di recente notare che i capi ovini che fino a pochissimi anni fa raggiungevano nel suo comune le 12mila unità, sono oggi ridotti a nemmeno 3mila. Una vera e propria catastrofe per un comune che non ha altre risorse se non quella dell’allevamento e della produzione di formaggi di altissima qualità, come, a puro titolo di esempio, il rinomatissimo “Fiorino”.

Tiziano Momini, comunque, vuole aggiungere una considerazione: «È una vergogna – afferma – che sulla televisione pubblica passino servizi come quelli che abbiamo visto ultimamente a Rai 1. Si sono limitati a dare degli assassini agli allevatori perché sono stati esposti nelle piazze e nelle vie predatori uccisi e ha tolto la voce, del tutto, alle ragioni di chi sputa sangue per mantenere in piedi un’economia come quella ovina. Questa non è informazione, ma disinformazione pura e semplice». (f.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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