La manifestazione
Abusi al Dolce Vita, conferme in appello
Ma i giudici fiorentini assolvono l’amministratrice del Porticciolo. Rimangono le statuizioni civili a favore del Comune
MARINA DI GROSSETO. Parzialmente riformata in appello la sentenza di condanna dei responsabili degli abusi edilizi allo stabilimento balneare Dolce Vita di Marina di Grosseto. Parzialmente, perché la terza sezione della corte fiorentina ha confermato la condanna a 1 anno del presidente degli Industriali Mario Salvestroni (ma qui era imputato in qualità di amministratore unico della Marpro srl, ditta esecutrice delle opere), di Sergio Simi, geometra e direttore dei lavori, e di Massimo Bigozzi, ingegnere; e ha invece assolto Fabrizia Evangelisti, imputata quale amministratore unico della società "Il Porticciolo", titolare del permesso di costruire e committente delle opere (assistiti dall'avvocato Andrea De Cesaris). Per lei, difesa dall'avvocato Carlo Valle, seconda assoluzione in secondo grado, dopo quella relativa al “celebre” gazebo Mercedes di via Manin.
In quello stabilimento balneare, secondo l'accusa, erano stati realizzati interventi edilizi in difformità alle autorizzazioni dirigenziali sul vincolo idrogeologico e sul vincolo paesaggistico vigenti nella frazione. La Procura aveva contestato le sistemazioni esterne: la pavimentazione risultava in betonelle compatte anziché forate, come invece prescritto; il parcheggio era stato realizzato in dislivello dalla strada pubblica, senza scoline trasversali e sistemi di drenaggio; e le strutture ombreggianti erano coperte con materiali non consentiti. Questo lo stato risultante nel novembre 2009, al termine di un sopralluogo della polizia municipale. Questo era stato originato dall’esposto di un uomo abitante nelle vicinanze dello stabilimento, il quale aveva lamentato la presenza di acqua piovana nella sua proprietà in seguito a precipitazioni atmosferiche: il dito era stato puntato appunto contro il dislivello di un parcheggio, gli accertamenti erano poi stati estesi.
Nel frattempo era stato anche avviato l’iter amministrativo. Gli abusi contestati erano poi stati sanati come anche regolarizzati dal punto di vista dei certificati, prodotti nel corso dell’udienza di primo grado davanti al giudice Muscogiuri. Lette le motivazioni, i legali avevano presentato ricorso, contestando in vari punti i passaggi salienti che avevano portato alla condanna.
La Procura generale aveva chiesto la conferma della sentenza di primo grado nei confronti di tutti gli imputati. Una conclusione contestata da tutti i difensori
La sentenza di appello ha confermato le statuizioni civili nei confronti dei condannati, da liquidare in separata sede, al Comune di Grosseto costituitosi con l'avvocato Galli. Dopo il deposito delle motivazioni, sarà possibile capire perché i giudici di appello hanno confermato la condanna per i tre ed escluso la responsabilità di Evangelisti.
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