La manifestazione
Altare in peperino, assolta la ditta Lampeg
Costruito per la chiesa di Seggiano, contestato dallo Stato. Ma per il tribunale il fatto non sussiste
CASTEL DEL PIANO. La ditta di Castel del Piano Lampeg di Riccardo Benassi, Giacomo Terni, Marco Franceschini è stata assolta dall’accusa di lavori illeciti, perché il fatto non sussiste.
Lo ha stabilito il tribunale di Grosseto venerdì scorso, a distanza di quattro anni da quando tutta la faccenda è cominciata.
Una storia curiosa legata al santuario seggianese della Madonna della Carità, noto in tutto il comprensorio per leggende e fatti miracolosi. L’altar maggiore del tempio era in cattive condizioni, formato da semplici tavole, consumate e logore. Tutto comincia, dunque, quando il parroco di Seggiano, don Marco (siamo nel gennaio 2011) con i suoi parrocchiani pensa che sia il momento di cambiare quell’altare e di farlo costruire in pietra.
E così ordina alla ditta di marmi casteldelpianese un altare in peperino di Viterbo per la chiesa di Seggiano della Madonna della Carità.
La Lampeg costruisce la lastra a misura per l’altare sorretta da quattro colonnine e la affida a parroco e parrocchiani che pensano loro stessi a montarla al posto stabilito, l’altar maggiore.
A questo punto, però, cominciano i guai, perché il lavoro viene ritenuto essere senza le autorizzazioni necessarie e arrivano gli accertamenti del corpo forestale dello Stato, e della Soprintendenza ai beni e alle attività culturali di Siena e Grosseto.
Don Marco Belleri, 55 anni, parroco della chiesa di San Bartolomeo proprietaria della Madonna della Carità, finisce in tribunale, ma viene assolto dal giudice Compagnucci perché il fatto non costituisce reato.
Dopo l’assoluzione del sacerdote restavano sotto processo i tre rappresentanti legali della Lampeg che aveva eseguito i lavori ritenuti illeciti. Siamo nel febbraio 2013.
Adesso, dopo un anno, anche la ditta di marmi di Castel del Piano è stata assolta. Perché è vero che l’altare l’ha costruito la Lampeg, ma è anche vero che non l’ha montato, come don Marco stesso aveva, a suo tempo, testimoniato.
Intanto, però, al termine di questa vicenda, l’altar maggiore della Madonna della Carità resta con le sue tavole consunte, la lastra di peperino è stata tolta e probabilmente nessun parroco si prenderà più la briga di pensare a una sua collocazione nell’altar maggiore del santuario più illustre di Seggiano.
Fiora Bonelli
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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