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Grosseto

Telecom, a Pisa i dipendenti del servizio 187

GROSSETO. Loro sono quelli del 187, quelli del cosidetto Caring Service - il servizio clienti. Venti persone che lavorano nella sede Telecom di Grosseto e che vedono nel loro presente la chiusura...

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GROSSETO. Loro sono quelli del 187, quelli del cosidetto Caring Service - il servizio clienti. Venti persone che lavorano nella sede Telecom di Grosseto e che vedono nel loro presente la chiusura dell’ufficio di via Manetti-Bonghi e nel loro futuro la prospettiva di un trasferimento a Pisa o di un telelavoro se l’azienda ne ravviserà l’opportunità. «Sapevamo cosa ci attendeva, ma le condizioni con le quali la proposta ci è arrivata sono inaccettabili», si lamentano i dipendenti, che nei giorni scorsi si sono riuniti alla presenza dei sindacati. Grosseto come altri 46 centri simili in Italia, tutti soggetti al medesimo trattamento.

«A parte che dovremmo trasferirci a 150 km di distanza, è bene chiarire che non si parla di Pisa ma della località La Figuretta di San Giuliano Terme, non servita a mezzi pubblici: come ci arriviamo? In auto? Dovremmo prendere un alloggio lì? Se ne andrebbero tutti i soldi guadagnati con il lavoro, perché per noi non è prevista la consueta indennità di trasferta». I dipendenti aggiungono che i turni di lavoro nel nastro orario dalle 8 alle 20,30 richiederebbero un sacrificio enorme, anche per le famiglie che verrebbero lasciate a Grosseto. «Cosa dovremmo fare? Autolicenziarci dopo aver lavorato una vita per l’azienda?», si chiedono. Perché anche il telelavoro non è una prospettiva smplice: «Ci viene richiesta un’autocertificazione di idoneità dei locali per svolgere l’attività da casa, ci viene proposto un aumento dei turni serali e festivi, pausa tra un semiturno e l’altro di due ore minimo. In caso di guasto o comunque quando l’azienda lo riterrà opportuno, il telelavoratore dovrà recarsi alla sede di Pisa a proprie spese e con tutti i disagi elencati».

In conclusione la richiesta: «Perché non spostare i dipendenti in un unico sito, come quello di via Orcagna, dove già operano i colleghi del reparto tecnico e vi sono molti spazi inutilizzati? Perché non permettere una riqualificazione profssionale verso attività ancora presenti sul territorio? Chiediamo che venga usato il buon senso e che l’azienda abbandoni l’atteggiamento rigido che ostentato anche negli incontri con il sindacato».

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