Attenzione
Falchi e poiane per scacciare gli storni
Comune e Provincia passano al contrattacco, se non bastasse si andrebbe ai dissuasori. In ultima analisi gli abbattimenti
GROSSETO. Un tappeto di guano di storni circonda la scuola elementare di via Monte Bianco. Ma anche in altre zone di Grosseto (alla Cittadella dello Studente, a Villa Pizzetti, a Sterpeto, nelle palme della Stazione, solo per fare alcuni esempi, ma ce ne sono molti altri) si segnala questa crescente emergenza: macchine e balconi coperti di “cacche”, impossibilità di stendere i panni all’aperto.
A parte l’odore nauseabondo che rilascia la sostanza, non sono pochi coloro che hanno perfino rischiato di farsi male, scivolando. Un fenomeno di queste proporzioni qui non si era mai visto.
Un problema di igiene e sicurezza di cui già si sta occupando il Comune di Grosseto. Ora un intervento integrativo, coordinato proprio con l’amministrazione del capoluogo, viene annunciato dalla Provincia.
Ieri c’è stato un primo contatto tra l’assessore comunale Giancarlo Tei, il presidente Leonardo Marras, il servizio veterinario dell’Asl 9. Nei prossimi giorni, infatti, prenderà il via in città l'operazione anti-storni sul modello di quanto già fatto in passato negli hangar della base Baccarini.
«Per allontanare le centinaia di migliaia di uccelli che all’alba e al tramonto volteggiano in nuvole enormi sulle teste dei grossetani – spiega Marras - la Provincia ha commissionato in prima istanza un intervento di bird control con falchi e poiane appositamente addestrati».
Protagonisti dell’intervento le associazioni Rapax e i Falconieri di Maremma.
«La situazione è precipitata negli ultimi 15-20 giorni – sono ancora parole di Marras – gli esperti spiegano che lo storno è una specie cosiddetta opportunista, più intelligente e invasiva del piccione. Le ragioni di questa invasione è difficile determinarle. Probabilmente sono stati scacciati da qualche altra parte, oppure altre colonie potrebbero aver scoperto Grosseto sperimentando una nuova rotta migratoria. Gli storni scelgono le città, rispetto alla campagna (dove trascorrono le giornate e trovano nutrimento), perché sulle piante-dormitorio, nelle città, la notte c’è un grado e mezzo di temperatura in più rispetto alle zone aperte».
«I falconieri – prosegue Marras - effettueranno alcuni sopralluoghi già nel fine settimana; poi, una volta messo a punto il piano di intervento, verranno liberati i rapaci in un volo di ambientamento nelle aree maggiormente interessate dal fenomeno».
C’è ottimismo sulla riuscita dello scaccio con falchi e poiane, ma - in seconda battuta - non si esclude di usare dissuasori acustici e luminosi o altri tipi di disturbi, a partire proprio dai platani intorno a via Monte Bianco; e ancora spari a salve. Infine - se il problema non dovesse essere risolto - si passerà agli abbattimenti in aree agricole, che di fatto, sono già autorizzati dalla Provincia.
«Dovremmo vedere da subito i risultati dell'intervento ma la durata dell'operazione al momento non è certa; potrebbe anche protrarsi fino a metà febbraio-marzo, quando gli storni si rimetteranno in marcia per migrare altrove».
Durante il giorno i volatili, che l’ufficio caccia della Provincia ha già iniziato a mappare, si spostano nella golena dell’Ombrone, alla Steccaia, negli incolti campi di sorgo a due passi da Ponte Tura e negli uliveti verso nord.
«Sono certo – conclude il presidente della Provincia – che con questo enorme e inaspettato aumento della popolazione di storni riscontreremo presto anche un incremento dei danni alle colture. In futuro, insieme a Comune e Asl, dovremo svolgere un’intensa attività sul versante della prevenzione e dissuasione attraverso ogni metodo possibile».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
