Il Tirreno

Grosseto

Caos conguagli Irpef, 24 ore per pagare

di Francesca Ferri
 Caos conguagli Irpef, 24 ore per pagare

Grottesca vicenda di un disoccupato: l’Inps gli chiede di saldare 70 euro senza spiegazioni e la scadenza è il giorno dopo

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GROSSETO. Quando il 30 dicembre scorso ha aperto la busta che gli aveva appena portato il postino e ha letto la lettera che l’Inps aveva mandato a suo figlio, non ha creduto ai propri occhi. Un po’perché in undici righe lo si informava che, per ignote ragioni, gli era stata trattenuta meno Irpef del dovuto. E un po’ perché la scadenza per saldate il debito era il 31 dicembre. L’indomani.

Aldo Scigliano, residente a Grosseto, è il padre di Daniele, 31 anni, uno delle migliaia di giovani in Italia che, trovandosi temporaneamente disoccupato, ha dovuto scegliere il cosiddetto sostituto di imposta da cui farsi trattenere l’Irpef relativa al 2012. Di solito spetta al datore di lavoro trattenere questi importi dalla busta paga del dipendente. Quando il datore di lavoro non esiste, spetta a qualcun’altro fare le trattenute. In questo caso, poiché Daniele percepiva la disoccupazione dall’Inps, le trattenute le doveva fare l’Inps.

Ora, siccome Daniele ha avuto la disoccupazione per soli sei mesi, finché l’Inps gliel’ha versata, ha potuto trattenergli l’Irpef. Quando è finita, sono finiti anche i versamenti. E così l’Agenzia delle Entrate, dove l’Irpef va a finire, a fine anno si è accorta che mancava una parte dei versamenti. E ha “chiesto” all’Irpef di mandare il conguaglio a Daniele. Tutto chiaro?

Mica tanto. «Nella lettera non si capisce niente», spiega Aldo che – cuore di padre – aiuta il figlio a tenere i conti col Fisco, «e dal Cud risultano le trattenute esatte di Irpef regionale e comunale. In base a cosa l’Inps può dire che non abbiamo pagato tutto il dovuto?».

Niente della spiegazione sopra riportata, infatti, è scritto nella lettera con cui la sede provinciale dell’Inps ha inviato a Daniele il conguaglio. In perfetto linguaggio burocratico si comunica solo «che le addizionali regionali e comunali all’Irpef dell’anno di imposta 2012, certificate dal Cud 2013, sono state trattenute in misura inferiore a quella dovuta» (?). «Analogamente il conguaglio fiscale già certificato come trattenuto nel Cud 2013 è stato trattenuto in misura inferiore a quella certificata» (?). «Lei pertanto dovrà versare le somme residue certificate... entro il 31 dicembre 2013» (?).

Segue tabella dove, con un po’ di fatica, si riesce a ipotizzare che la cifra chiesta è di 54,98 più 16,86 euro; totale 71,84 euro. «Che, al di là dei modi con cui ce li hanno chiesti, per un disoccupato non sono pochi», spiega babbo Aldo.

Alla vigilia di San Silvestro, con la lettera in mano, gli uffici Inps chiusi, il Caf pure e con ventiquattr’ore per saldare qualcosa che non si capiva perché fosse da saldare, Aldo ha atteso l’anno nuovo. «Quindi sono andato al Caf della Cgil dove, però, non mi hanno saputo dare una spiegazione e mi hanno detto di chiedere direttamente all’Inps. Così ho deciso di rendere pubblica questa vicenda che è assurda e ingiusta». Il Tirreno, chiedendo lumi all’Inps, è potuto venire a capo della faccenda.

Posto, dunque, che le ragioni di quelle «trattenute in misura inferiore» dell’Irpef sono state svelate, resta però il rebus di come sia possibile che l’Inps faccia recapitare una lettera di richiesta di conguaglio a meno di 24 ore dalla scadenza del pagamento. «La lettera è datata 1º dicembre – spiegano all’Inps di Roma – ed è possibile che ci siano state lungaggini e ritardi nell’inviarla e nel recapitarla da parte delle Poste».

La verifica è presto fatta. Sulla lettera c’è scritto il numero della raccomandata e con una veloce verifica sul portale delle Poste si riesce a ricostruire il viaggio della busta. Che non ha subito alcun ritardo. «La raccomandata – confermano le Poste – è stata accettata il 24 dicembre e consegnata il 30. Poiché il tempo di consegna è di tre giorni escluso il giorno di spedizione, sabato e festivi (25 e 26 dicembre, ndr), rientriamo perfettamente nei tempi». Insomma, l’Inps ha scritto il 1º dicembre, ha inviato la lettera il 24 e ha preteso che il 30 fosse saldato il conto. E senza spiegare perché il contribuente doveva pagare. Il conguaglio è sicuramente dovuto, ma anche le buone maniere non guasterebbero.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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