Sicurezza
Via De’ Barberi, fidejussione “congelata”
Caso Consorzio Etruria: il tribunale respinge la richiesta di una coppia che chiedeva di escutere la polizza per finire i lavori
GROSSETO. Cade anche l’ultima speranza per chi ha acquistato, sulla carta, una casa del Consorzio Etruria in uno dei complessi residenziali in via De’ Barberi a Grosseto.
Il tribunale cittadino ha respinto il ricorso di una coppia dell’Argentario che si era rivolta al giudice perché l’assicurazione Unipol – con la quale il Consorzio Etruria stipulò a suo tempo la fidejussione a garanzia dell’eventuale inadempimento della ditta – versasse finalmente quei soldi e sbloccasse il fermo lavori, portando a conclusione l’opera.
La richiesta dei due coniugi era arrivata oltre un anno dopo la firma del concordato (cioè il “contratto” con cui i creditori si impegnano a rinunciare a una parte dei loro crediti pur di non far fallire l’azienda) con il quale il Consorzio, sull’orlo del fallimento, ha cercato di non mandare tutto alle ortiche.
Proprio una clausola del concordato, però, ha teso lo sgambetto ai coniugi e, con loro, a tutte le altre persone (ogni complesso sono oltre trenta appartamenti) che avevano deciso di comprare un appartamento, hanno sborsato fior di quattrini e si sono ritrovate con il cantiere fermo e le case non finite.
«Poiché nell’istanza di concordato il Consorzio Etruria affermava che avrebbe consegnato le case, questo per il giudice è sufficiente per non escutere la polizza», spiega l’avvocato Emanuela Raponi di Federconsumatori, associazione alla quale i due coniugi si erano rivolti. Nel loro caso si trattava di 50mila euro che avrebbero rappresentato un passo avanti, una iniezione di fiducia per gente che ha investito i propri risparmi e, invece, è rimasta con un pugno di mosche.
«Il giudice – prosegue Raponi – ha dato un’interpretazione molto rigida della normativa che, di per sé, è insufficiente e non tagliata per i casi concreti. E non ha tenuto conto del fatto che il cantiere è fermo e che, anzi, i ladri hanno portato via rame e altro materiale».
La sentenza, sfavorevole per la coppia, arriva dopo una serie di altre sentenze, tutte con il medesimo esito. «Altri procedimenti sono in corso – spiega Raponi – ma tutto fa pensare che anche per essi la decisione del tribunale sarà la stessa».
Nel caso della coppia argentarina purtroppo oltre al danno c’è la beffa. «I signori, in pensione, avevano deciso di trasferirsi dall’Argentario in città per avere più servizi a disposizione, come l’ospedale – spiega l’avvocato – e avevano venduto casa per pagare il nuovo appartamento. Quando hanno visto che non veniva consegnato e si sono trovati senza un tetto, coi pochi soldi rimasti hanno potuto permettersi solo una casa in una piccola frazione di Santa Fiora, molto lontana dal loro sogno di vivere in città».
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