Proteste
«Quella di Benini fu solo un’omissione»
Ineleggibilità di Zanfardino: l’avvocato Giorgi respinge l’ipotesi di rifiuto di atti di ufficio e invoca l’involontarietà
FOLLONICA. «È stata un’omissione non un rifiuto di atti di ufficio». L’avvocato Luciano Giorgi, come già fatto all’udienza preliminare davanti al giudice Marco Bilisari, indica la linea difensiva per il suo assistito, Andrea Benini, il vicesindaco di Follonica rinviato a giudizio per la vicenda relativa alla mancata contestazione all’ex consigliere Gennaro Zanfardino delle cause di ineleggibilità, quelle legate ai crediti vantati nei suoi confronti dall’amministrazione comunale. All’epoca (i fatti contestati risalgono al primo semestre del 2010), Benini era presidente del consiglio comunale.
Due sono in realtà le linee che la difesa vuole seguire anche in dibattimento (la prima udienza è in calendario il 26 marzo). La prima, spiega Giorgi, punta a «far valere, in primo luogo che il fatto a lui contestato rappresenterebbe una omissione e non un rifiuto dell’atto dovuto». In altre parole, il secondo comma dell’articolo 328 del Codice penale e non, come contestato dal pm Stefano Pizza, il primo comma dello stesso articolo. Secondo la difesa si è trattato di una contestazione erronea, anche perché in tale direzione portano gli accertamenti di polizia giudiziaria svolti dalla Tenenza di Follonica della guardia di finanza per incarico dello stesso sostituto procuratore.
In secondo luogo, la difesa di Benini vuole dimostrare che quella che si dovrebbe comunque configurare come una omissione «è stata puramente involontaria», e che dunque in quanto tale «non è punibile - aggiunge l’avvocato Giorgi - anche in considerazione del fatto che Benini, come organo elettivo, non fu supportato da alcun collaboratore, funzionario del Comune che, come per prassi, predisponesse gli atti da sottoporre alla sua firma». Insomma, non vi sarebbe stato alcun tipo di aiuto per l’allora presidente del consiglio comunale nello svolgimento delle sue attività istituzionali: nessuno dello staff gli avrebbe ricordato o fatto presente che Zanfardino non era eleggibile e dunque non vi sarebbe stato alcun tipo di volontarietà nel comportamento di Benini.
Il quale adesso dovrà attendere la fine di marzo per vedere l’inizio del dibattimento: il 26, per la verità, si terrà soltanto l’udienza filtro, quella nella quale il collegio dei tre giudici verificherà la correttezza degli atti che hanno portato all’udienza. In quella stessa sede sarà poi fissata la prima udienza finalizzata all’audizione dei testimoni, a partire verosimilmente dagli uomini della polizia giudiziaria che effettuarono gli accertamenti. Nelle prossime settimane, sia l’accusa sia la difesa depositeranno le proprie liste testimonialli. E se lo riterrà opportuno, lo stesso Benini potrà spiegare davanti ai giudici le ragioni del suo comportamento.
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