Il Tirreno

Grosseto

«Non abbiamo avvelenato noi i sei cani»

ROCCALBEGNA. La squadra di cacciatori al cinghiale di Triana e di Roccalbegna rigetta da sé i sospetti rispetto all’uccisione col veleno di sei cani da guardia di Giacomo Franceschelli. Il gregge di...

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ROCCALBEGNA. La squadra di cacciatori al cinghiale di Triana e di Roccalbegna rigetta da sé i sospetti rispetto all’uccisione col veleno di sei cani da guardia di Giacomo Franceschelli. Il gregge di Franceschelli era sorvegliato nella zona del podere Le Capanne nel comune di Roccalbegna da otto cani da guardiania, addestrati dallo stesso Franceschelli fino allo scorso 2 gennaio, giorno in cui il padrone ha trovato tre dei suoi cani uccisi presumibilmente col veleno e tre dispersi.

L’allevatore ha denunciato alla polizia provinciale di aver visto alcune auto aggirarsi attorno al podere e chiede se per caso i suoi cani «dessero fastidio a qualche cacciatore al cinghiale». Solo un’idea da verificare e soprattutto dimostrare.

Ma intanto i cacciatori non ci stanno o per lo meno non ci sta la squadra di Triana e Roccalbegna che frequenta il posto e che dice di essere del tutto fuori da questo accadimento. Lo riferisce il sindaco di Roccalbegna Massimo Galli, chiamato fra l’altro in causa dallo stesso Franceschelli che gli chiede di vigilare.

«I cacciatori sono venuti a parlarmi – spiega Galli – e mi hanno detto che certo non sono stati loro ad avvelenare quei cani. Mi hanno riferito di andare poco a caccia e che quando ci vanno portano, naturalmente, i loro cani, che potrebbero restare a loro volta vittime del veleno. Dunque mi hanno incaricato di farmi pubblicamente portavoce della loro completa estraneità ai fatti». (f.b.)

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