Sicurezza
Martin ucciso da un mix di liquidi velenosi
MONTEROTONDO. Di fatto, il caso è chiuso come un suicidio. L’autopsia ha confermato che Martin Karl Mraz, cinquantenne svizzero residente a Monterotondo, è morto per avvelenamento. A casa sua è stato...
MONTEROTONDO. Di fatto, il caso è chiuso come un suicidio. L’autopsia ha confermato che Martin Karl Mraz, cinquantenne svizzero residente a Monterotondo, è morto per avvelenamento. A casa sua è stato trovato un biglietto scritto da lui, il cui contenuto secondo la polizia non ammette equivoci. L’ampolla rinvenuta nello zaino dell’uomo, ai piedi della panchina del parco di Punta Falcone dove martedì mattina era stato scoperto il cadavere, è stata inviata ai laboratori della scientifica e dovrà dare a sua volta la conferma all’esame autoptico condotto ieri dal medico legale Damiano Marra. Per l’ufficialità si attende che le analisi sul recipiente e il rapporto dell’anatomopatologo combacino con la ricostruzione degli investigatori. Ma è solo una formalità per l’archiviazione da parte del sostituto procuratore Arianna Ciavattini. Tutti sono convinti che Martin abbia maturato l’idea di togliersi la vita scegliendo giorno, ora, modo e luogo. Il perché forse è spiegato proprio nel biglietto che i carabinieri di Monterotondo, accompagnati dalla cugina della vittima, hanno trovato in una stanza di quel casolare sperduto nella campagna dove Martin viveva e lavorava, al podere La Concina. In realtà nel biglietto Martin non avrebbe scritto espressamente di volersi uccidere. Ma il tenore e gli argomenti, sostengono gli inquirenti, porterebbero inequivocabilmente verso quell’epilogo. Considerazioni fatte ancor prima di eseguire l’autopsia. Al termine dell’esame, una sola anticipazione: morte per avvelanamento. Da quali sostanze, non lo sappiamo ancora. Si pensa che il cinquantenne abbia ingerito un miscuglio preparato da lui stesso nel laboratorio di casa. Martin Mraz, lo ricordiamo, in passato aveva lavorato come artigiano e commerciante di oggetti d’oro e d’argento. A Monterotondo poi aveva messo su una specie di laboratorio di idraulica e carpenteria metallica, si guadagnava da vivere facendo lavoretti e riparazioni per i nuovi compaesani. L’ipotesi è che abbia miscelato qualche diluente e altri liquidi tossici che adoperava nel laboratorio. Un cocktail dall’odore pungente, come aveva constatato l’altro medico legale intervenuto martedì mattina al Falcone. Martin, che conosceva molto bene la nostra zona e aveva amici anche a Piombino, evidentemente aveva scelto uno dei punti più suggestivi e spettacolari per isolarsi: la punta del Falcone. La sua auto, una Skoda Roomster, era parcheggiata all’imbocco del viottolo. Sul corpo dell’uomo non c’erano tracce di violenza. Insomma, niente faceva e fa pensare all’azione coercitiva e neanche alla presenza di altre persone. Forse era l’alba quando Martin ha guardato il suo amato mare per l’ultima volta e ha ingerito il veleno. Deve aver sofferto. Molto. La morte dovrebbe risalire alle nove. Verso mezzogiorno il ritrovamento del cadavere.
La salma è ancora all’obitorio, ma a disposizione della famiglia per i funerali. Se ne sta occupando la cugina, l’unica a essersi precipitata da Zurigo. La madre infatti, appresa la notizia, ha avuto un malore ed è stata ricoverata all’ospedale.
Martin non aveva moglie, non aveva figli. Ma aveva molti amici. Anche qui, in Toscana, dove da alcuni anni si era trasferito. Tutti lo ricordano per il suo sorriso, la sua educazione, i suoi modi di fare pacati. Una persona tranquilla, insomma, che amava la musica e il mare.
Alessandro De Gregorio
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