Il Tirreno

Grosseto

Tasse, la rabbia del sindaco Bonifazi «Siamo solo esattori»

Il primo cittadino accusa il governo: «Poca chiarezza e pressione fiscale in sostanza aumentata»

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GROSSETO. Le continue modifiche da parte del governo Letto alle norme fiscali irritano il sindaco Emilio Bonifazi. Altro che riduzione della pressione fiscale: i Comuni, di fatto, sono ridotti al ruolo di esattori.

«È' iniziato solo da pochi giorni il 2014 – scrive – e siamo già sul consueto ottovolante degli annunci e dei controannunci rispetto al tema delle tasse. Non abbiamo ancora finito di pagare per il 2013 che già sono in vista le prime scadenze. Scadenze che sembrano slittare o anticiparsi a seconda dei giornali o dei diversi esponenti di governo, di maggioranza e di opposizione che si alternano ai microfoni. E come sempre le amministrazioni comunali dovranno metterci la faccia di fronte a cittadini esausti e imprese allo stremo per una pressione fiscale nazionale, regionale, provinciale e comunale che è davvero difficile da comprendere nella sua ottusità e scarsa progressività. Il Comune è stato relegato al ruolo umiliante di esattore. Pur rappresentando davvero il primo, se non l'unico, contatto tra i cittadini e lo Stato, non possiamo decidere nemmeno per i soldi che restano nelle nostre casse; oltretutto sempre più scarsi, se si considerano i tagli ai trasferimenti stabiliti dai diversi governi nel corso degli anni (circa 4 milioni solo nel 2013) e i vincoli stringenti di un patto di stabilità che sembra valere solo per chi lo rispetta. Fare un bilancio preventivo, che si chiamerebbe così non a caso, è diventata un’operazione più magica che contabile. Serve una sfera di cristallo più che la conoscenza delle leggi. La folle corsa del treno Imu ha visto dominare il dibattito politico nella seconda metà del 2013. E ha portato alla ridicola accettazione di un diktat poi aggirato con una serie di tasse alternative, più o meno evidenti. Lo dimostrano i nomi delle varie imposizioni su casa e rifiuti: Ici, Imu, Trise, Tuc, Iuc, Tarsu, Tia, Tares, Tari, Tasi. Una girandola penosa che ci regala una tassazione che per il 2014, ancora una volta, non è allo stato ancora definita, né nelle dimensioni, né nelle scadenze. La Tasi, il tributo sui cosiddetti servizi indivisibili che insieme a quello sui rifiuti Tari e all'Imu sulle seconde case e le attività compone la Iuc, sembra potrebbe essere al 3 per mille per consentire ai Comuni di introdurre agevolazioni e detrazioni. Il problema è che non è ancora chiaro come introdurle; e soprattutto le risorse non sarebbero comunque sufficienti. E la Tari, che colpisce proprietari e affittuari, non si capisce in che percentuale riguarderà le due parti, vista l'ampia forbice che va tra il 10 e il 30%. Di certo c'è solo che tutti questi numeri e queste previsioni, magari smentite questa notte, continueranno a deprimere il mercato immobiliare. Alla fine, è lasciato ai Comuni il solo compito di tagliare e tassare: se il ruolo deve essere questo, allora quelli virtuosi, come il nostro, devono essere maggiormente sostenuti. Allora devono avere più autonomia decisionale concreta e non quella di un federalismo fiscale con cui ci si riempie solo la bocca. Allora il Patto di stabilità deve essere rivisto e la morsa allentata sugli investimenti. E allora devono essere date certezze, a partire dal garantire alle amministrazioni locali di fare il bilancio preventivo nei primi mesi dell'anno e non negli ultimi. In fondo tutte cose di semplice buon senso».

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