Il Tirreno

Grosseto

Incatenati nel fango tredici pitbull sequestrati

di Elisabetta Giorgi
Incatenati nel fango tredici pitbull sequestrati

Blitz delle guardie della Lac e dei carabinieri in un allevamento di Sticciano alto I cani sarebbero stati tenuti in condizioni drammatiche: è scattata la denuncia

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STICCIANO. Un cucciolo di 6 mesi, nero e docile, era imprigionato da una grossa catena che gli consentiva solo pochi passi. Altri 12 cani erano chiusi in gabbie anguste e lasciati nel fango. Qualcuno messo a cuccia in un bidone di plastica che lo manteneva ben saldo e rannicchiato nel suo triste recinto. Due giorni fa le guardie della Lac (la Lega abolizione caccia) hanno trovato in queste condizioni ben 13 pitbull - tra cui alcuni splendidi cuccioli - provvedendo a segnalare il tutto ai carabinieri. Sono scattati il sequestro, le sanzioni e la denuncia in Procura.

È successo a Sticciano scalo, nel comune di Roccastrada, in una proprietà privata che di fatto avrebbe assunto, secondo i rilievi delle forze dell’ordine che hanno proceduto a un circostanziato esposto in Procura, i contorni di un “allevamento non autorizzato”. Un testimone, negli ultimi giorni, si era accorto delle condizioni non proprio esemplari di questi cani, provvedendo a segnalare il tutto alle guardie della Lac le quali, giunte sul posto, hanno chiesto l’immediato intervento dei carabinieri del comando stazione di Braccagni, ritenendo di ravvisare gli estremi di “maltrattamento di animali”.

«Abbiamo controllato cane per cane - spiega Raimondo Silveri, grossetano, che da pochi giorni è diventato direttore nazionale della Lac - scoprendo che i cani erano incatenati. Le catene sono assolutamente vietate. E la legge regionale Toscana 59 del 20/10/2009 fissa precise regole e dimensioni minime per i recinti...».

I controlli sul posto sono stati immediati, lunghi e certosini: guardie e militari hanno setacciato e verificato, una per una, le gabbie in cui gli animali erano rinchiusi, rilevando come i 13 pitbull fossero tenuti in condizioni precarie e in alcuni casi legati a catene. Le guardie hanno segnalato in particolare la condizione di un cucciolo di appena sei mesi, “allacciato” a una catena a maglie larghe, robusta e decisamente spropositata per le sue misere dimensioni: vediamo il cagnolino in foto, con lo sguardo timido e spaurito, in cerca di fuga e libertà. E come lui, le immagini choc ne mostrano altri - di pochi mesi - in condizioni simili. Altri cani sono adulti, ma pure loro sarebbero stati detenuti in una situazione difficile, al punto da rendersi minacciosi e aggressivi nei confronti di chi ha proceduto al sequestro.

L’operazione di lunedì è stata lunga e delicata, durata alcune ore e che si sarebbe concentrata nell’appurare da subito le condizioni di questi animali, sotto il profilo igienico, di un presunto maltrattamento e del rispetto o meno della normativa. I rilievi investigativi avrebbero trovato tutti gli animali a stretto contatto con il fango, la melma, in ripari di fortuna e in un caso (appunto) con un semplice bidone di plastica come cuccia. Pure sul rispetto delle normative, sulla regolarità o meno dei documenti in mano al proprietario dell’allevamento il bilancio non sarebbe dei migliori. I cani sono risultati tutti (tranne uno) sprovvisti di regolari documenti (iscrizione anagrafe canina, microchip per identificarli). E nell’unico caso risultato regolare, il proprietario non avrebbe saputo dare dettagli sull’animale né spiegarne la provenienza. Per questo le guardie della Lac (come polizia giudiziaria) oltre che inviare comunicazione di notizia di reato alla Procura della Repubblica di Grosseto per i reati previsti dalla legge 189/2004 (tutela e benessere degli animali) hanno elevato oltre duemila euro di sanzioni amministrative al proprietario. I carabinieri della stazione di Braccagni hanno contattato subito il servizio veterinario dell’Asl 9 di Grosseto e il magistrato di turno, per poi procedere al sequestro dei cani. Sono in corso gli accertamenti per verificare sia la provenienza che l’eventuale destinazione dei pibull presenti nella struttura; chissà se di “passaggio” per un mercato (estero) tutto da verificare.

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