Il Tirreno

Grosseto

Il vicesindaco rinviato a giudizio

di Pierluigi Sposato
Il vicesindaco rinviato a giudizio

Ineleggibilità dell’ex consigliere Zanfardino: a Benini la Procura contesta il rifiuto di atti di ufficio

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FOLLONICA. Il vicesindaco di Follonica, Andrea Benini, candidato in pectore alla poltrona di primo cittadino per la prossima tornata elettorale, è stato rinviato a giudizio con l’accusa di rifiuto di atti di ufficio per la vicenda della mancata contestazione della causa di ineleggibilità dell’allora consigliere Gennaro Zanfardino.

La vicenda - per la quale separatamente lo stesso Zanfardino è stato oggetto di un procedimento penale già concluso - risale al giugno 2011, quando Benini era presidente del consiglio comunale. Secondo l’imputazione, in quella qualità avrebbe indebitamente rifiutato di contestare a Zanfardino la questione ineleggibilità: perché Zanfardino, sempre secondo l’accusa, aveva debiti nei confronti dell’amministrazione comunale. Benini ne sarebbe stato consapevole già dal 2 marzo 2010, quando l’ufficio comunale aveva fatto conoscere la comunicazione 4196 del 23 febbraio 2010: e poiché questo, stando alle conclusioni della Procura, è un atto che, per ragioni di giustizia e ordine pubblico, doveva essere compiuto senza ritardo, ecco che Benini è stato prima indagato e adesso rinviato a giudizio in qualità di imputato.

Il giudice dell’udienza preliminare Marco Bilisari ha accolto la richiesta del sostituto procuratore Stefano Pizza e ha fissato il processo davanti al collegio per il 26 marzo. Benini è assistito dall’avvocato Luciano Giorgi. Il Comune di Follonica (nella persona del sindaco pro tempore) è individuato come persona offesa dal reato.

A condurre le indagini, di questo come di altri accertamenti che hanno riguardato il Comune di Follonica, era stata la Tenenza della guardia di finanza, che aveva acquisito la documentazione ritenuta sufficiente dal pm per sostenere l’accusa.

La questione dei crediti tributari era stata oggetto del procedimento che si era tenuto circa un anno fa all’udienza preliminare e in cui era imputato lo stesso Zanfardino, consigliere Pd che alla fine del maggio 2011 si era improvvisamente dimesso. Per falso nell'autodichiarazione sottoscritta al momento dell'elezione, dopo le consultazioni del 6 e 7 giugno 2009, Zanfardino aveva preferito patteggiare quindici giorni (pena sospesa), senza discutere in dibattimento l’imputazione. Secondo l'imputazione, l’ex consigliere avrebbe dichiarato falsamente alla segreteria generale del Comune di Follonica (la data è quella del 26 giugno 2009) di non avere motivi di ineleggibilità o incompatibilità come prescrive la legge: invece una causa di incompatibilità c'era, stando alle conclusioni dell'accusa, perché il Comune vantava nei confronti di Zanfardino un credito di natura tributaria, poi risolto. Una questione relativa alla propria situazione personale e a quelle della sua ditta, risalenti - all'epoca dell'elezione - a una decina di anni prima. Una questione che ha finito per interessare anche Benini, con un fascicolo diverso e con un’imputazione diversa e comunque più grave.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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