Il Tirreno

Grosseto

Cadavere al parco, è mistero

Lo “svizzero” di Monterotondo trovato su una panchina a Piombino

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PIOMBINO. Forse la soluzione del giallo è in quel recipiente che la vittima aveva nello zainetto, una specie di bricco da laboratorio chimico. Quando il medico legale lo ha annusato, si è subito ritratto dal disgusto. Quel recipiente era l’unico oggetto rinvenuto accanto al corpo senza vita di Martin Karl Mraz, 50 anni da compiere, svizzero trapiantato a Monterotondo.

Il cadavere è stato trovato ieri mattina all’interno del parco di punta Falcone, a Piombino.

Primi dubbi. Sul corpo dell’uomo non sono stati rilevati segni particolari, nessuna ferita che potesse far pensare a una morte violenta. Però non si sa ancora cosa contenesse di preciso quel recipiente. E non è l’unica stranezza di questo caso. La vittima infatti aveva un telefonino, sul registro del quale c’erano soltanto due telefonate risalenti a settimane prima: una chiamata effettuata il 23 dicembre e una ricevuta l’8 dicembre. Le altre sono state cancellate? Oppure la vittima aveva un altro telefonino? E infine, che ci faceva a Piombino, al Falcone, uno svizzero che abita a Monterotondo?

Autopsia. Il magistrato ha già preannunciato di voler disporre l’autopsia. Stamani potrebbe conferire l’incarico e stabilire chi e dove (la salma al momento è al cimitero comunale). Si attende anche l’arrivo dei familiari dalla Svizzera.

Il ritrovamento. Mancavano pochi minuti a mezzogiorno quando una comitiva di persone, che passeggiava nel parco, ha notato una persona seduta in modo innaturale su una panchina: il busto infatti era scivolato al di sotto della spalliera, un braccio era disteso a terra. Si sono avvicinati, hanno visto che quell’uomo non si muoveva, forse non respirava. E hanno chiamato il 118.

Primi esami esterni. Il medico del 118 ha constatato la morte. Il corpo è stato ricomposto sulla panchina. Un altro esame esterno è stato eseguito dal medico legale. Da un primo responso la morte è stata fatta risalire a circa tre ore prima. Alle nove, dunque.

Il portafoglio. L’uomo in tasca aveva il portafoglio con oltre cento euro e i documenti. Nato l’1 settembre 1964 a Winterthur, nel cantone di Zurigo, risultava residente a Monterotondo, al podere La Concina. Conosciuto come “lo svizzero” faceva lavori di idraulica.

L’auto. La sua Skoda ieri era parcheggiata all’imbocco del viottolo che conduce a Punta Falcone. La polizia l’ha aperta, perquisita, portata via e messa sotto sequestro. Dentro pare che non ci fosse nulla di interessante.

I concerti. Perché Martin Mraz si trovasse sul promontorio non lo sappiamo ancora. Sicuramente frequentava, conosceva e amava la zona. Se lo ricordano anche i gestori del Gattarossa, il bar che si affaccia sul golfo di Calamoresca e dove vengono organizzati concerti. Martin Mraz era venuto a molti di questi concerti.

L’attesa. Sapremo qualcosa dall’autopsia e dalle analisi sul misterioso alambicco. Ma anche dai tabulati telefonici. Perché quel telefono, con due chiamate in un mese, non convince nessuno.

Alessandro De Gregorio

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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