Il Tirreno

Grosseto

Allarme “mal dell’esca” per i vigneti

di Fiora Bonelli
Allarme “mal dell’esca” per i vigneti

D’improvviso foglie secche e morte della pianta: il professor Scalabrelli segnala il pericolo e invita i viticoltori a difendersi

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SCANSANO. Mal dell’esca. I vigneti vecchi e giovani sono a rischio. Il professor Giancarlo Scalabrelli (Dipartimento di scienze agrarie, alimentari e agro-ambientali dell’università di Pisa), dà qualche dritta e ritiene opportuno che «i viticoltori, magari in forma associativa, valutassero con attenzione la possibilità di affrontare adeguatamente questa crescente emergenza. Come ha fatto in modo lungimirante il Consorzio del Morellino di Scansano».

È questo il tempo di potatura del vigneto, niente può essere affidato al caso: «Ritengo opportuno segnalare il problema preoccupante del Mal dell’esca _ dice Scalabrelli _ che rischia di mettere in crisi i nostri vigneti se non si eseguono razionalmente le pratiche colturali e non si corre tempestivamente ai ripari. Si tratta di una malattia complessa che una volta colpiva solo le viti più vecchie, ma che adesso si manifesta anche in quelle più giovani. I sintomi classici _ spiega il professore _ sono costituiti dall’ingiallimento o dall’arrossamento delle foglie, seguiti da necrosi oppure il disseccamento improvviso delle foglie (colpo apoplettico), che in genere si verifica nel mese di luglio e può portare alla morte dell’intera pianta. La produzione del vigneto viene irrimediabilmente compromessa e anche se le viti apparentemente si riprendono, negli anni successivi manifestano nuovamente i sintomi».

La malattia colpisce tutte le età: su piante giovani (Esca giovane), oppure su piante adulte (Esca propria) o su piante vecchie (Carie bianca).

In pratica si tratta di un complesso di malattie difficile da fronteggiare in quanto non esistono a oggi metodi curativi affidabili. Cioè quando una pianta è ammalata non si può più curare, pertanto, l’unica cosa da fare è cercare di prevenire le cause determinanti.

Occorre definire tempestivamente quali agenti ne sono responsabili, poiché anche altre cause possono provocare sintomatologie simili.

«La determinazione va fatta da tecnici di provata esperienza _ sottolinea Scalabrelli _ i quali possono avvalersi anche di esami di laboratorio che consentono d’individuare con precisione i patogeni responsabili. Non bisogna sottovalutare la comparsa anche episodica dei sintomi, ma mettere in atto prima possibile una serie articolata d’interventi per fronteggiare questa emergenza. Nel nostro territorio, afferma Scalabrelli, i vigneti vecchi sono ormai pochi, ed è per questo che se vogliamo garantire una lunga durata al nostro patrimonio viticolo bisogna prevenire il manifestarsi del mal dell’esca nei nuovi vigneti».

Ecco dunque cosa bisogna fare: «Potare bene _ consiglia il professor Scalabrelli _ nel rispetto del sistema conduttore della vite, individuare le piante infette, potarle separatamente e disinfettare i tagli di potatura sono requisiti indispensabili per diminuire il rischio di contagio delle viti sane e preservare il vigneto dal decadimento. L’esperienza che abbiamo accumulato in questi ultimi anni indica che occorre organizzare la potatura fin dall’impianto in modo da attuare una potatura “conservativa” e proseguire con tagli che non possono essere affidati al caso. L’utilizzo delle macchine e la necessità di risparmiare sui costi di potatura ha indotto a utilizzare agevolatrici e forbici pneumatiche che diminuiscono la fatica dell’operatore consentendo di fare tagli più grossi, che tuttavia possono essere dannosi».

Il tutto riassunto in due semplici frasi: «“Potare bene allunga la vita del vigneto”, dice uno slogan. Al quale aggiungo: “non si pota con le mani, ma con la testa”», conclude il professore.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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