Il Tirreno

Grosseto

«Centro pedonale. E lo stadio fuori città»

di Guido Fiorini
«Centro pedonale. E lo stadio fuori città»

Le idee del neo-segretario dell’Unione comunale, Saimo Biliotti: «Entro due mesi voglio un punto sul programma»

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GROSSETO. Turismo, enogastronomia, ma anche sostegno alle aziende che fanno innovazione tecnologica: sono tre le leve per il rilancio di Grosseto. E poi serve una città che sappia rivestire quel ruolo di capoluogo della Maremma che, finora, non ha saputo avere.

Parla chiaro Saimo Biliotti, 48 anni fra un mesetto, eletto da poco segretario dell’Unione comunale. Del resto adesso vanno di moda i quarantenni con tanta voglia di fare, e lui rientra fra questi di diritto. Così fra i gruppi di lavoro che costituirà all’Unione ce n’è uno che sarà chiamato a fare la verifica del programma dell’Amministrazione comunale di cui il Pd è il partito di maggioranza: «Due mesi di lavoro, non di più. Entro la fine di febbraio voglio avere un quadro chiaro di cosa è stato fatto e di cosa, per le scarse risorse, non è più possibile fare. Dobbiamo dirlo chiaramente alla gente, non fare tattiche. Ma, al tempo stesso, chiedo che si facciano due o tre scelte su obiettivi concreti che, in due anni, sono alla portata dell’Amministrazione comunale. Non è più il tempo degli indugi».

Qual è la Grosseto che ha in testa Biliotti?

«Questa è una città che, nonostante tutto, continua ad attrarre persone. Chi viene qui per lavoro, spesso ci mette radici. Qui si vive bene, non c’è frenesia, ci sono serenità, il mare vicino, un ambiente splendido attorno, buon cibo e buon vino. Ma non può essere una città di pensionati. Ecco che servono grimaldelli per il rilancio, per far ripartire l’economia. Sono il primo a pensare che turismo e enogastronomia siano la nostra forza. Ma a mio avviso qui potrebbe nascere un polo dell’innovazione tecnologica, basterebbe un po’ di sostegno alle “start up” del settore, a qualche giovane coraggioso. Qualche esempio che funziona c’è già. Questa potrebbe essere anche una strada interessante per la nostra università che, con la gestione di Gabriella Papponi Morelli e Antonio Capone, può solo fare bene. Ho grande fiducia in loro».

Ma il turismo arriva già in Maremma. Solo che sfiora appena Grosseto.

«Eppure le condizioni ci sarebbero tutte. La città è baricentrica rispetto ai vari turismi: è a due passi dal mare di Marina, dagli scavi di Roselle, dal parco dell’Alberese. Bene dunque il progetto del ponte sull’Ombrone, che unirà il parco alla città, ma serve anche una rete di piste ciclabili e una cultura dell’accoglienza che in città abbiamo fino a un certo punto».

Anche il centro, che è bellissimo, va rilanciato.

«Credo che debbano essere fatte delle scelte coraggiose dall’Amministrazione comunale, serve un deciso cambio di passo, senza il timore di non accontentare proprio tutti. Per esempio il centro deve essere in larga parte pedonale, se non l’anello più esterno (via Saffi, via Mazzini) a servizio dei residenti. E a mio avviso dovremmo estendere la zona a traffico limitato al primo anello fuori dalle Mura. Dovremmo anche disincentivare la sosta accanto all’esagono mediceo, con tariffe elevate, spingendo a portare le auto nei parcheggi interrati, via Oberdan e Campo Amiata, che sono sempre vuoti».

Certo il centro a piedi sarebbe molto più attrattivo.

«Ne sono convinto. Tutta l’area più centrale deve essere destinata ai locali, ai giovani, a chi vuol portare la famiglia fuori in sicurezza. Da piazza del Sale a piazza della Palma deve essere una zona libera per passeggiare, prendere l’aperitivo, fare shopping. Così daremmo una mano anche al commercio. È chiaro che un po’ di movimento, soprattutto serale, dovrà essere tollerato. Ma la presenza delle persone è il miglior antidoto al degrado».

E poi ci sono le Mura.

«Sono una grande risorsa. E un pezzetto alla volta vanno riportate alla vita. Bene il Maiano recuperato, ma si pensi a qualcosa anche per le troniere che via via vengono riaperte. Si dia la possibilità di metterci locali o, magari, esposizioni di artigianato locale. Ci sono anche tanti gruppi musicali che non sanno dove andare. Insomma, il Comune cambi atteggiamento, vorrei vedere più coraggio. Un altro esempio? La baracca in piazza De’ Maria. Non ci si fa nulla in attesa di un progetto di riqualificazione della zona che non si farà mai per mancanza di risorse. E allora gli si dia la corretta destinazione d’uso e si conceda di riaprirla».

E la sala Eden?

«Il bando va letto bene. L’affitto può essere detratto dalle spese per la ristrutturazione. Per cui di fatto viene affidata gratis. Le offerte arriveranno, va riaperta in fretta».

Però il centro non può essere un corpo estraneo rispetto al resto della città.

«Assolutamente no. Nella mia testa c’è anche un collegamento con il polmone verde di via Giotto, attraverso il campo Zauli e piste ciclabili. Ti dirò di più, è logisticamente senza senso e ormai anacronistico che lo stadio stia lì dov’è, quell’area deve essere recuperata a parco, deve essere il legame naturale con il centro. Lo stadio va fatto in periferia».

Tante idee, certo, ma serve un’azione comune per renderle concrete.

«Serve che tutti remino nella stessa direzione. Qui c’è il vizio di aspettare che qualcuno faccia cascare le proposte dall’alto e poi tutti si divertono a criticarle, se non a lavorare contro. È una mentalità vecchia, di chi sta arroccato sulle proprie posizioni. Io non farò una segreteria, se non alcune persone che mi daranno una mano. E poi organizzerò il partito in gruppi di lavoro che dovranno dare un contributo di idee, in modo snello e veloce. Solo così si può costruire un progetto di città. Qui non c’è mica tanto tempo da perdere sai?»

@guifiorini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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