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Grosseto

Francini, 100 anni tra medicina e ricerca

Francini, 100 anni tra medicina e ricerca

Il professore taglia il traguardo del secolo di vita, il suo nome è legato alla clinica di via don Minzoni fondata dal padre

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GROSSETO. Per chi è grossetano da più di una generazione, Guglielmo Francini è molto più del nome di una delle case di cura storiche della città, la clinica di via don Minzoni fondata dal padre Metello, poi diventata “Gli Olivi”. È un’istituzione. È colui che con le sue équipe ha fatto nascere tanti bambini, è colui che ha curato centinaia di pazienti, è colui che ha accompagnato verso l’ultimo viaggio coloro che si erano affidati alle sue mani.

Il professore compie oggi 100 anni ed è un secolo denso di storie, non soltanto medico-scientifiche. Gran parte della sua vita ha coinciso con quella della nostra città, dove è ancora possibile vederlo passeggiare, con base di partenza dalla bella villa di via Matteotti-De Pretis. Perché il professore non è originario di Grosseto ma di Fivizzano, provincia di Massa Carrara. Lì suo padre era direttore del ospedale; la madre Giuseppina era figlia del famoso scienziato anatomista Guglielmo Romiti. La famiglia Francini, dopo il terremoto che colpì la Garfagnana e la Lunigiana il 7 settembre del 1920 e che distrusse, tra l'altro, l'ospedale di Fivizzano, si era trasferita a Carrara dove Guglielmo aveva frequentato le elementari, le medie e il ginnasio. Con ottimo profitto.

La famiglia Francini arrivò in Maremma nel 1928, quando il padre vinse il concorso da direttore dell'ospedale di Grosseto. Diplomatosi nel 1932 al liceo classico Carducci-Ricasoli, Guglielmo si era iscritto alla facoltà di medicina e chirurgia dell'Università di Pisa, frequentata per i primi quattro anni, per poi trasferirsi all'università di Siena. Furono anni di studio e di sport: come nuotatore, Guglielmo aveva partecipato ai Littoriali e all'organizzazione delle prime edizioni della regata Pisa-Pavia.

Pochi giorni dopo la laurea con lode (21 luglio del 1938) era già impegnato come assistente volontario nell'ospedale di Grosseto. L'anno successivo sposò Adriana Ugazzi (1915-1985) da cui ebbe tre figli: Riccardo (1940-1973), Claudia (nata nel 1944) e Valerio (1953-2011). Divenne assistente universitario del celebre professor Galeno Ceccarelli, nella clinica chirurgica di Padova, ma la guerra lo obbligò a sospendere la sua carriera accademica. Da militare fu schierato nella campagna di Jugoslavia e poi in Russia dove, col grado di tenente medico nella divisione alpina "Julia", partecipò alla storica ritirata a 50 gradi sotto lo zero ed alla battaglia di Nikolajewka del 26 gennaio 1943 che consentì al contingente italiano di aprirsi un varco di salvezza nell'accerchiamento russo. Per la sua attività venne anche decorato al valore. Dopo l'8 settembre sfollò con la famiglia a Montieri dove tiene la condotta sino all'ottobre 1945. Una prima specializzazione a Padova nello stesso anno (chirurgia generale), un’altra (in urologia) nel 1950, con il conseguimento della libera docenza. Dal 1946 al 1954 era stato direttore dell'ospedale di Scansano.

E proprio nel 1954, a seguito dell'improvvisa morte del padre, assunse il ruolo di chirurgo della casa di cura di via Don Minzoni, a Grosseto, fondata anni prima dal genitore (per l’esattezza il 6 giugno 1946). La clinica non era sempre stata lì: in precedenza aveva avuto la sede in via Gramsci, il trasferimento nell’edificio attuale avvenne nel 1952. Nel 1983 Guglielmo Francini decise di trasformare la casa di cura chirurgica in una struttura di lungodegenza. Fino a quella data i ricoveri erano stati 65mila, le nascite 8mila. Nel marzo 2004 la clinica passò alla Asl. E solo in quel momento, a quasi 90 anni, per il professore arrivò il momento della pensione.

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