Attenzione
Sangue di un uomo nella villa di Potassa
I carabinieri del Ris hanno trovato tracce ematiche su una sedia della cucina: nuovo appello della madre di Francesca
GAVORRANO. C’è un nuovo appello della mamma di Francesca Benetti, la donna di Valdagno scomparsa da Potassa il 4 novembre scorso. E ci sono anche nuovi elementi acquisiti dai carabinieri del Ris di Roma che avrebbero trovato, su una sedia, tracce di sangue appartenenti a un uomo. Gli accertamenti tecnici erano stati richiesti dai pubblici ministeri Salvatore Ferraro e Marco Nassi che seguono le indagini sul delitto.
Gli specialisti del Ris infatti, hanno trovato sulla gamba di una sedia e sotto delle tracce di sangue che non sono di Francesca, ma di un non meglio individuato «profilo genetico di derivazione maschile».
Una scoperta che è stata fatta nella cucina della villa, nella stanza dove la donna sarebbe stata uccisa. Il sangue della vittima, lavato probabilmente da chi ha ucciso la donna, era presente in quella stanza in grandi quantità. Sul pavimento. E uno schizzo visibile a occhio nudo era stato trovato anche sul frigorifero della cucina della villa di Potassa.
Ora, oltre alle tracce ematiche scoperte anche nel lavandino del bagno della casa di Francesca Benetti e che appartenevano alla donna, è spuntata un’altra traccia: quella di sangue che però sarebbe stato perso da un uomo. Un nuovo tassello di un puzzle sempre più complicato: quel sangue infatti, non sarebbe di Antonino Bilella, il custode di 69 anni, indagato per omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere. Quando l’uomo è stato arrestato e portato in caserma, aveva un graffio su una mano che però non sarebbero stati compatibili con la perdita di sangue. Il profilo genetico dell’uomo, inoltre, era già stato isolato attraverso un tampone. E la comparazione avrebbe dato esito negativo.
C’è poi il fattore temporale che potrebbe aiutare gli investigatori a fare chiarezza almeno su quest’ultimo elemento trovato nella villa di Potassa: da quanto tempo era lì quel sangue? Chiunque, entrato nella villa anche prima del delitto, avrebbe potuto ferirsi e perdere quel sangue trovato sulla sedia della cucina. La Procura è cauta sul nuovo reperto del Ris. «Se quel sangue non fosse di Bilella - dice il procuratore capo Francesco Verusio - si potrebbero anche aprire nuovi scenari. Ma è presto per parlare di ipotesi o sviluppi investigativi». Cauti anche i difensori di Antonino Bilella, Francesca Carnicelli e Alessandro Bartolozzi. «Prima di trarre conclusioni dobbiamo attendere i riscontri ufficiali del Ris. Se il sangue trovato sotto la sedia nell'appartamento di Francesca Benetti non fosse di Antonino Bilella cambierebbero molte cose - dice Alessandro Bartolozzi - l'atteggiamento di Bilella è lo stesso: continua a professarsi innocente negando ogni addebito».
Il custode, rinchiuso dai primi di novembre nel carcere di via Saffi, non ha mai parlato se non per negare di aver ucciso la donna.
Senza rispondere, quindi, agli appelli di Marisa e Alessandro, mamma e fratello di Francesca Benetti, che anche pochi giorni fa sono tornati a chiedere almeno un cenno, un’indicazione per aiutare gli investigatori a ritrovare Francesca.
Un appello lanciato a ridosso del Natale, il primo senza Francesca. Che non ha potuto abbracciare i suoi figli, sua madre e suo fratello.
Il primo senza quel sorriso che aveva affascinato tutte le persone che l’avevano conosciuta. E che dal 4 novembre, nessuno ha più incrociato.
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