Attenzione
«Passaggio a Sei, noi non ci stiamo»
La Uilfpl contesta il trasferimento dei dipendenti dai Comuni al gestore unico: perdono lo status di “pubblici”
GROSSETO. Sul passaggio di dipendenti pubblici al settore privato, in molte attività in Maremma, la Uil porta avanti da tempo una propria linea, diversa dagli altri sindacati. Ora il segretario provinciale della Federazione Poteri Locali della Uil (Uilfpl) interviene a sostegno dei propri funzionari nelle varie vertenze. Vertenze che vedono la Uil impegnata a Follonica, nella Asl 9 e, soprattutto, nella trattativa (dove non ha firmato l’accordo) sul trasferimento dei dipendenti dei Comuni a “Sei Toscana”, società affidataria della gestione integrata dei rifiuti a livello regionale. La Uilfpl Grosseto è contraria al passaggio dei dipendenti pubblici, se non volontariamente, che operano nel ciclo dei rifiuti dei Comuni, in quanto perdono lo “status” di dipendente pubblico inteso come “missione” al servizio dei cittadini. «Perché questo – scrive Censini –? Perché oggi tocca ai dipendenti del ciclo dei rifiuti e, domani, toccherà ad altri. L’inarrestabile emorragia della precarizzazione del lavoro, della mancanza di prospettive per i lavoratori e per le famiglie, iniziata nel 1996 con il “pacchetto Treu”, non accenna a fermarsi, anzi, si acuisce di governo in governo. In Italia fra Governo e Regioni (e qui, la Toscana, recita, purtroppo, un’ottimo ruolo), si stanno “svendendo” lavoro e dipendenti pubblici. A causa dei danni causati da una politica sbagliata, costosa e dilapidatoria dei gioielli pubblici e privati, ma anche per le troppe dirigenze e posizioni organizzative nella Pubblica Amministrazione, per le troppe società partecipate con relativi costosi Cda che gestiscono i servizi esternalizzati o “in house”, e, infine, per le troppe consulenze o collaborazioni, pagano i cittadini. E poi ci sono servizi che il privato non potrà mai dare, perché lì c’è la logica del profitto, e non del servizio pubblico. Quindi, di questo sfascio dobbiamo sempre pagare il conto noi cittadini con tasse sempre più alte ed esose, senza veder tagliare i costi della politica».
«Rivendichiamo che il privato non costa meno del servizio pubblico anzi, Anche nell’Unioni dei Comuni con servizi in gestione associata, lotteremo perché i servizi siano in mano alle amministrazioni pubbliche. E quindi siamo contrari al passaggio di dipendenti a società private come “Sei” Toscana, checché ne dica la legge che dispone il passaggio del servizio dei rifiuti ai comuni. È nostro compito tutelare questi lavoratori da posizioni che non vanno in sintonia con il pubblico servizio e che per questo non ci convincono».
«Il Inghilterra, paese simile al nostro, i dipendenti pubblici sono più che in Italia, ma in quel paese, dove esistono anche le Province (si chiamano contee), funziona correttamente l’apparato politico/statale, con etica e senza sprechi, con i servizi erogati quasi a totale carico dello Stato (basti pensare che la nostra Corte Costituzionale costa tre volte di più di quella americana tanto per dirne un’altra). Per questo la Uilfpl dice basta. Basta allo spreco di denaro pubblico, basta con il disfacimento e svendita del servizio pubblico, basta con il tentativo di estinzione dei dipendenti pubblici. Ognuno si assumerà le proprie responsabilità, per i propri ruoli (sindacali, amministrativi) e, in particolare, su che tipo di paese e futuro vogliamo lasciare ai nostri figli, senza depredare il buono esistente (lavoro pubblico e dipendenti pubblici), ma depredando, invece i veri privilegi. Noi, come Uilfpl, vogliamo e perseguiamo il lavoro stabile e a tempo indeterminato per tutti i lavoratori, prospettiva ineludibile per chi vuole formare una famiglia, e chiediamo la pubblica tutela della salute (di qualità alta e non residuale), la scuola pubblica, pensioni che siano eque e dignitose, e sopratutto una ritrovata “empatia” politica di uno stato sobrio, che fa per bene e per tutti i suoi cittadini. Noi faremo la nostra parte e difenderemo con tutte le nostre forze, oltre al lavoro pubblico, ai dipendenti pubblici, ai nostri iscritti tutti coloro che sono deboli, o in stato di debolezza, contro i poteri forti, anche da soli».
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