Sicurezza
Fine d’anno amara: chiudono 10 aziende Allarme della Cna
Gli artigiani vanno in pensione e nessuno ne rileva l’attività «Pressione fiscale e burocrazia sono le responsabili»
CASTEL DEL PIANO. Pressione fiscale, burocrazia massacrante, pesanti regole per la sicurezza e l’ambiente. Mix micidiale per imprese e artigiani. E sono in molti a chiudere bottega alla fine del 2013.
Solo nell’Amiata sono una decina gli artigiani che hanno deciso di appendere gli attrezzi del mestiere al chiodo. E questo non sarebbe nulla se vi fosse qualcuno che si iscrivesse per aprire nuove attività. Invece nulla. Turn over assolutamente inesistente.
Questo è il dato più preoccupante anche secondo Maurizio Pellegrini coordinatore della Cna amiatina. «Sto vagliano proprio adesso le cessazioni – spiega – e al momento sono circa dieci le attività che chiudono. Aperture, invece, zero. Un trend che ormai dura da qualche anno mentre qualche anno fa si aspettava la fine dell’anno per mettere in pista nuove iscrizioni».
Pellegrini è sconfortato. «È vero – spiega – che chi chiude è già pensionato, ma è anche vero che, se le normative fossero più favorevoli, ci sarebbe chi continuerebbe il suo lavoro per qualche altro anno. Ma in questo modo le cessazioni diventano inevitabili e purtroppo senza ricambio generazionale».
Un dato colpisce il coordinatore della Cna Amiata, ovvero «che – spiega Pellegrini – il governo, che ha annunciato a più riprese semplicazioni e alleggerimenti, abbia per adesso emanato solo provvedimenti marginali, piccoli. Le grandi questioni, quelle fondamentali sono per ora irrisolte».
L’unico dato positivo che Pellegrini indica è la proroga per il 2014 e il 2015, per chi ristruttura e per chi sceglie l’efficientamento energetico: «Questa proroga – spiega il coordinatore di Cna Amiata – è un provvedimento che in qualche modo ha favorito le imprese, e che potrebbe continuare a farlo per altri due anni. Ma solo questo c’è di positivo».
Dal canto loro quelli che chiudono non risparmiano battute anche molto amare. Quello che incide nella decisione di chiudere sono, infatti, le nuove tecnologie e i famigerati studi di settore, cioè quei parametri ricavati da elaborazione di dati e analisi economiche e tecniche statistico-matematiche che dovrebbero stimare i ricavi o i compensi delle attività commerciali.
«Per gli studi di settore – spiega un artigiano che ha deciso di lasciare la bottega – dovremmo per forza guadagnare un tot. Io, per esempio non guadagno per niente quanto mi impongono loro. Se dichiaro meno, sono io che devo dimostrare che sono stato sotto il livello stabilito per legge ed è una preoccupazione grande. Come è possibile che siano altri che mi impongono un reddito?».
E poi ci sono le nuove tecnologie: «Io sono un pensionato – spiega l’artigiano –. Non ho nemmeno un computer e naturalmente non lo so usare. Mi impongono la posta elettronica certificata. Roba da non credere. E meno male che c’è il patronato che mi ha fatto un indirizzo e che mi avverte nel caso riceva posta. Ma chi mi deve scrivere? Non c’è mai posta per me. I bollettini, quelli sì, continua a recapitarmeli il mio postino».
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