Sicurezza
Mabro: ancora divise all’assemblea «Così non si riapre»
La rsu Cgil aveva fatto un appello alle altre colleghe Chi ha continuato a lavorare però non si è presentato
GROSSETO. Hanno aspettato a cominciare l’assemblea per vedere se le loro compagne di lavoro, quelle alle quali era rivolto l’invito a partecipare, si sarebbero presentate all’appuntamento in fabbrica. Erano in tante, ieri, a sperare che la sala mensa della Mabro tornasse piena di donne, di quelle che hanno scelto, mesi fa, di stare fuori dalla fabbrica ma anche di quelle che invece hanno continuato ogni mattina ad andare al lavoro. E invece, queste ultime non hanno varcato il portone della sala mensa, luogo di tante battaglie delle vestaglie azzurre. «Ci siamo rimasti tutti molto male - dice Nadia Perino, rsu Cgil - perché l’assemblea doveva servire a mettere da parte le divisioni che si sono create, a chiarire una volta per tutte che quello che vogliamo noi, come quello che vogliono chi ha continuato in questi mesi a lavorare, è mantenere aperta la Mabro».
Erano tante, ieri, nella sala mensa dove l’ultima volta sono entrate per conoscere il commissario straordinario Giampiero Russotto e il loro futuro. «Era proprio per discutere di questo che avevamo lanciato un appello alla partecipazione - aggiunge la rappresentante dei lavoratori della Cgil - perché venerdì siamo stati convocati dal commissario e volevamo presentarci di fronte a lui con una richiesta che fosse condivisa da tutti: quella di tornare a produrre. La fabbrica, in questo momento, non può chiudere. È vero che il suo ruolo è quello di conservare il patrimonio aziendale, ma è anche vero che se vuole vendere la Mabro è più facile che qualcuno si faccia avanti con la produzione attiva».
Un ragionamento, quello di Nadia Perino, che è stato condiviso, almeno fino alla scorsa settimana anche dalle lavoratrici che hanno scelto, all’inizio della vertenza che ha portato il giudice a dichiarare lo stato d’insolvenza, proprio da quelle lavoratrici che non hanno aderito allo sciopero. E che in questi mesi hanno risposto alla richiesta di presentarsi al lavoro da parte del management che ha guidato Abbigliamento Grosseto fino ad ora.
La sala mensa è ammutolita, quando le lavoratrici che speravano che quello strappo si ricucisse, hanno capito che le loro colleghe non si sarebbero presentate. «Russotto ha lasciato intendere che vuole chiudere la fabbrica e che vuole soltanto tentare di venderla - aggiunge Perino - Non capiamo però perché le donne che fino ad oggi sono andate a lavorare e che hanno più volte detto di aver sostenuto la Prodi bis proprio mantenendo attiva la produttività hanno fatto ora un passo indietro. Sinceramente è una strategia che non riusciamo a capire».
L’appello all’unità dei dipendenti lo aveva lanciato anche il commissario di Abbigliamento Grosseto.
Divise, aveva detto, non si va da nessuna parte. Per ora però, l’unità auspicata sembra ancora lontana dall’essere realizzata. Ora la parola passa di nuovo a Russotto, che venerdì incontrerà i rappresentanti dei lavoratori. In quella stanza, ci saranno tutti, anche chi ieri non ha partecipato all’assemblea.
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