Sicurezza
Poggio alle Trincee, il Tar chiude il caso
Il tribunale dà ragione al Comune contro la ditta di Mario Felicioni per le opere realizzate
CASTIGLIONE. Anche se non ha voluto pronunciarsi definitivamente, il Tar della Toscana ha confermato alla vigilia di Natale quello che sta succedendo ormai da quasi quarant’anni alla lottizzazione di Poggio alle Trincee: alcune opere urbanistiche, di interesse pubblico, realizzate da Mario Felicioni, verranno prese in carico dal Comune, ma di fatto alle condizioni dell’Amministrazione, e non come pretende il suo reale costruttore. La battaglia legale va avanti ormai da decenni, con ricorsi e controricorsi, con la vicenda che è a dir poco complessa, e che riguarda un pezzo di storia urbanistica di Castiglione. Fin dagli anni sessanta la cittadina costiera ha visto completare le sue aree urbane attraverso dei veri e propri “piani particolareggiati”. Sono così nate in sequenza Roccamare, Riva del Sole, Punta Ala, e appunto Poggio alle Trincee, in mancanza di quel piano regolatore generale istituito solo all’inizio degli anni ottanta. Poggio alle Trincee è così diventata la zona “in” del capoluogo, con la ditta di Mario Felicioni che ha costruito molto, comprese le opere di urbanizzazione dovute nei vari piani di sviluppo. Negli anni però, proprio Felicioni, probabilmente sulla scorta di rassicurazioni arrivate dalla politica, ha provveduto a... portarsi avanti con il lavoro, investendo in alcune opere necessarie: parte della strada panoramica, alcune vie di collegamento da piazza Gramsci, conosciuta anche come piazza di Ciro, e fino al cimitero, tratti della rete idrica. Insomma, Felicioni proprio in virtù di una futura, e sperata, espansione di Poggio alle Trincee, credeva di potersi sostituire alla pubblica amministrazione. Invece, come appunto la storia insegna, gli ingranaggi burocratici e le scelte urbanistiche hanno bisogno di molti passaggi, e anche di ripensamenti importanti. Nel 2001 il tribunale di Grosseto rigettò la prima richiesta di risarcimento di Felicioni, circa 7 miliardi delle vecchie lire, sentenza confermata in appello nel 2003 e poi definitivamente dalla Cassazione nel 2009. Ora anche il Tar si è pronunciato, confermando le precedenti decisioni già assunte, ma anche ammettendo che il Comune dovrà prima o poi prendere in carico le aree sistemate da Felicioni. Per Felicioni è anche fallita la richiesta di un commissario “ad acta”, che potesse dirimere la questione. Il Comune, visto che è in dirittura d’arrivo il regolamento urbanistico, cercherà di chiudere la vicenda, prendendo in carico definitivamente tutte le opere pubbliche realizzate e le aree interessate, alle dovute condizioni attuali.
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