Sicurezza
Mabro: la produzione si ferma
Dopo le lettere inviate al commissario Russotto ha deciso di non aprire domani la fabbrica
GROSSETO. Amareggiato e deluso. Non trova altri termini per descrivere il proprio stato d’animo. O meglio, per sottolineare la decisione presa. Giampiero Russotto, il commissario giudiziale di Abbigliamento Grosseto ha risposto alle lettere delle maestranze e della rsu Cgil spiegando che domani la fabbrica non riaprirà. «Qualsiasi produzione in corso è annullata - scrive Giampiero Russotto - stante la grave situazione di confusione, denunciata dalla rsu e di conflittualità, dichiarata dalle maestranze che due giorni fa erano al lavoro e che impediscono il normale svolgimento del lavoro in azienda».
Non solo. Quello che sarà il futuro dei prossimi giorni nella fabbrica di via Senese è tutto scritto nelle ultime righe della e-mail. L’invito per il 3 gennaio alle 16 all’incontro con il commissario rivolto «esclusivamente» alle rsu di tutte le rappresentanze sindacali e quello rivolto a Tiziano Bacci, responsabile del settore commerciale, di «restituire quanto prima ai legittimi proprietari tutto il materiale in azienda finito o non». La produzione, quindi, si interrompe qui. Senza nemmeno che vengano evasi quegli ordini che l’ex amministratore della società Maurizio Santoro si era impegnato a far uscire dalla fabbrica. «Più di una volta, anche la nostra organizzazione sindacale attraverso il suo segretario - dice Nadia Perino, rsu Cgil - aveva chiesto alla società di poter avere la lista dei clienti con gli ordinativi già presentati. Ma non è mai stato possibile sapere quanti capi e a chi andassero consegnati». Ora la verifica spetta al commissario che ha deciso, viste le lettere ricevute due giorni fa, di chiudere i cancelli della fabbrica. «Ieri mattina quando siamo entrate a vedere quello che veniva prodotto - aggiunge Nadia Perino - non abbiamo offeso nessuno e non abbiamo mancato di rispetto a nessuno. Tanto che tutte le caposezioni con le quali abbiamo parlato, ci hanno fornito i dati che avevamo richiesto». I nervi, in azienda, restano però tesi. «Questo atteggiamento però sarebbe meglio che finisse - aggiunge la rappresentante dei lavoratori - perché quello che abbiamo fatto due giorni fa lo abbiamo fatto per il bene dell’azienda, certo non per un tornaconto personale. Lunedì ci rivolgeremo a un avvocato, per vedere se ci sono gli estremi per sporgere una denuncia per diffamazione». Denuncia che potrebbe non partire se le lavoratrici che hanno scritto e inviato la lettera due giorni fa per denunciare al commissario giudiziale il clima di tensione che si era creato, decidano di partecipare all’assemblea e chiarire una volta per tutte questa situazione. «In fabbrica anche due giorni fa c’era il management sollevato dal giudice dalla gestione della società - spiega la sindacalista - ci piacerebbe sapere a che titolo chiamano loro i lavoratori per la produzione, quando poi la catena non è nemmeno completa e a chi giova continuare a sprecare risorse in questo modo». Domande che ora hanno ottenuto una risposta: quella di Russtto, che ha deciso di non far aprire i cancelli della fabbrica domani mattina.
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