Il Tirreno

Grosseto

Ex Mabro: è ancora scontro in fabbrica

di Francesca Gori
Ex Mabro: è ancora scontro in fabbrica

Lettere infuocate al commissario per denunciare il clima di tensione. Le rsu Cgil: «Non riapra senza organizzazione»

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GROSSETO. Nemmeno l’arrivo del commissario per la Prodi bis è servito a stemperare il clima di tensione che si respira da mesi alla Mabro. Giampiero Russotto, il commercialista pratese incaricato di analizzare i conti e decidere se ammettere l’azienda alla Prodi bis o dichiararne il fallimento, lo aveva detto forte e chiaro durante l’ultima assemblea dei lavoratori: «Se continuate così, non vi compra nessuno». Ieri, puntuale, l’ennesimo battibecco. Tra chi è entrato a lavorare (una cinquantina di dipendenti) e una quindicina di vestaglie azzurre che, al seguito delle rsu Cgil, sono andate in azienda per verificare i capi da confezionare. La mattinata è finita con due lettere, inviate entrambe al commissario che ieri non era a Grosseto.

«Quando siamo arrivate in azienda, chiamate dalla manager del gruppo, Benedetta Bertellini, che si era consultata con Tiziano Bacci e con le caposezioni - spiegano le lavoratrici - sono arrivate anche una quindicina di nostre colleghe accompagante da alcune ex rsu Cgil, che hanno iniziato a girare per i reparti e, scavalcando le caposezioni hanno cercato di dare disposizioni per lo svolgimento dell'attività lavorativa, prendere informazioni sull'andamento del lavoro e sui nomi dei clienti che attualmente hanno ordini da evadere». Un atteggiamento, questo, che non è andato giù alle donne che erano state chiamate a lavorare. «C’è stata parecchia tensione - continuano - anche perché alcune di noi sono state fatte oggetto di commenti beffardi, al limite dell’offesa. Tra l'altro oggi era presente un importante cliente dell'est europeo venuto a verificare lo stato della sua commessa, che non ha ricevuto una buona impressione della nostra azienda». Garanzie. Le donne che ieri erano al lavoro chiedono al commissario soltanto questo: che quando la fabbrica riaprirà, ci sia un responsabile in azienda che possa controllare la produzione e prendere decisioni, senza ritrovarsi nella situazione di ieri. «Una situazione che poteva diventare pericolosa - aggiungono - e che era totalmente fuori controllo».

Sulla scrivania di Russotto, comunque, di lettere ne è arrivata anche un’altra, quella inviata appunto dalle rsu Cgil che ieri mattina hanno organizzato il blitz in azienda. Hanno scritto al commissario e hanno scritto anche al giudice Vincenzo Pedone e al Comitato di sorveglianza del ministero dello Sviluppo economico.

«La catena non era stata organizzata come si doveva per far uscire i capi nei tempi stabiliti - dicono - Nessuno sa cosa fare e come farlo. Inoltre il pochissimo lavoro era sparso, in modo confuso tra ordinari, urgenti e su misura lungo tutta la catena. Aggiungiamo che sul cartellino degli urgenti è riportato il 10 dicembre come data di consegna, nessuno riporta la scadenza del 31 dicembre, come è invece affermato nella comunicazione inviatale dal signor Santoro».

Nella lettera inviata al commissario Nadia Perino, Manola Mengozzi, Francesca Ferrari e Maurizio Giuliarini hanno fatto presente tutti i problemi trovati durante la loro permanenza in azienda. «In queste condizioni - dicono - i capi che dovrebbero essere consegnati difficilmente saranno pronti entro gennaio, vista la confusione esistente. Abbiamo cercato e trovato possibili commesse perché con le lavoratrici e i lavoratori siamo convinti che è fondamentale avere continuità lavorativa per impedire che le nostre macchine diventino ferro vecchio, se restano ferme ancora per mesi, e per avere maggior possibilità di trovare un compratore, ma non siamo disponibili a farlo in perdita e, soprattutto, in modo stupido». L’appello è chiaro. «Sarebbe meglio non riaprire lunedì - dicono - se non sarà stato organizzato il lavoro per evitare perdite».

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