Finanza
«Differenziata, risparmio da 300mila euro»
L’assessore comunale all’Ambiente elenca i proventi complessivi della vendita di materie recuperate
GROSSETO. Non vuole far polemiche, ma solo «corretta informazione». L’assessore comunale all’Ambiente, Giancarlo Tei, replica con una nota agli ambientalisti che lunedì hanno reso noto che il Comune di Grosseto non sa quanto incassa dalla vendita delle materie recuperate dalla raccolta differenziata. «Il fatturato della ditta Ecolat (che gestisce la differenziata a Grosseto, ndr) nei riguardi di questo Comune in relazione alla gestione dei rifiuti provenienti della raccolta differenziata – scrive Tei – è stato 1.512.000 euro più Iva per il 2011, con contributi di valorizzazione gestiti dal Comune di circa 120-150mila euro all’anno; di 1.050.000 euro più Iva rispettivamente per il 2012 e il 2013, con i contributi incassati da Ecolat in virtù di una modifica contrattuale; circa 300mila euro anno. Quindi, il Comune dal 2012 ha risparmiato circa 300mila euro all’anno per la valorizzazione dei rifiuti avviati a recupero».
La contestazione degli ambientalisti, tuttavia, riguardava la mancanza di una contabilità divisa per metodo di raccolta, che permetterebbe di capire quali raccolte fruttano di più e quali di meno per una gestione più puntuale. Le materie prime ricavate dal porta a porta, infatti, sono di migliore qualità rispetto a quelle del cassonetto della differenziata e il Comune potrebbe rivenderle a prezzi più alti. Il Comune, però, lamentano gli ambientalisti, non conosce questi flussi, come ammette il dirigente dai Servizi ambientali, Luca Vecchieschi, in una nota del 9 agosto (protocollo 89266) su richiesta di Roberto Barocci. Ieri abbiamo provato a chiedere tali dettagli a Tei che, però, non è stato possibile raggiungere.
Quanto alla assimilabilità dei rifiuti non pericolosi prodotti da negozi e laboratori artigianali, Tei precisa che «è possibile conferire alcune categorie di rifiuti assimilabili agli urbani entro certe quantità e chi dimostra che ha smaltito direttamente può ottenere uno sconto fino al 30%».
Vietare le assimilazioni costringerebbe ogni negoziante a cercarsi una ditta per conto suo e organizzare stoccaggi: «Questo può funzionare per grandi attività, ed è già così per alcuni supermercati, ma vi immaginate un bar che deve stoccare per una settimana i rifiuti in attesa che qualcuno li ritiri? La soluzione non è togliere la assimilabilità, ma andare a raccogliere gli assimilabili in modo differenziato. E su questo dovremo lavorare con Sei (il nuovo gestore, ndr) in modo determinato». (f.f.)
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