Proteste
Una sola Diocesi, l’ipotesi è concreta
Studio della Conferenza Episcopale, ma monsignor Cetoloni ci va cauto: «A me pare già grande quella di Grosseto»
GROSSETO. Periodicamente se ne torna a parlare. Nei giorni scorsi, di nuovo, Papa Francesco ha rilanciato la questione dell'accorpamento delle diocesi italiane, che sono attualmente 226 mentre i patti concordatari del 1984 indicavano come traguardo da raggiungere lo stesso numero delle province, un centinaio. Dal maggio scorso al cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, è stato affidato dal pontefice il compito di accelerare la riforma. Nel corso dell'estate un'apposita commissione in seno alla Conferenza Episcopale Toscana ha ripreso in esame la situazione geografica presente nella nostra regione così da fissare delle linee-guida per prossimi imparentamenti.
Di tutto ciò ne abbiamo parlato con il vescovo Rodolfo Cetoloni. «Glielo dico subito: non ho informazioni di prima mano sugli accorpamenti e sulle ipotesi in campo. So che se ne parla da anni di fondere Grosseto con Pitigliano o Massa-Piombino, ma non sono passaggi automatici. Ogni territorio ha delle prerogative, storiche prima di tutto, ma anche culturali e religiose che rendono difficoltosi gli accorpamenti pensati a tavolino. Io vengo da una Diocesi - Montepulciano-Chiusi-Pienza - che ha vissuto esperienze così…».
Eppure, guardando la cartina, sembrerebbe molto semplice individuare i nuovi confini della superdiocesi maremmana, più costiera che montana, quasi sovrapponibile ai confini dell'attuale provincia. La nuoca circoscrizione ecclesiastica potrebbe comprendere, oltre a Grosseto, il comprensorio Pitigliano-Sovana-Orbetello e gli attuali confini della Diocesi di Massa Marittima e Piombino. Sì, perché in questa georiorganizzazione uno dei requisiti supposti è la presenza di almeno cento parrocchie per diocesi. Questo avrebbe in mente Bergoglio.
Papa Francesco, fin dal suo insediamento, ha definito “un po' troppo pesanti” le attuali articolazioni territoriali della Chiesa in Italia. Bagnasco, però, da mesi, si sta scontrando con una serie di problematiche che rendono la riforma molto complicata da attuare. «Da parte dell'Episcopato c'è ovviamente piena e totale disponibilità - prosegue Cetoloni - anche se personalmente mi sembra già molto grande il territorio attuale della Diocesi di Grosseto e in futuro - se dovessimo andare nella direzione di un accorpamento - il rischio è che il vescovo diventi per molti solo un nome, uno sconosciuto. A me piace “toccarla” la gente, vorrei andare nella parrocchie più spesso. Il contatto è essenziale».
Al momento lo studio preparato dalla Cei e consegnato alla Congregazione dei vescovi non contiene proposte pratiche di accorpamenti ma indica i criteri che si dovrebbero seguire: numero di abitanti, estensione territoriale, storia della chiesa locale. Non solo. Per operare una riduzione del numero delle diocesi e modificare lo statuto tempi non sono stati fissati. La chiesa è così. «Immagino che si tratti di un percorso avviato, in cui si terrà conto delle riflessioni dei vescovi e le cui valutazioni saranno poi sottoposte alla Congregazione per il tramite del Papa». L'obiettivo è dare alle Diocesi nuovo dinamismo, una visione e uno stile di Chiesa un po' diverso dall'attuale, favorendo il coinvolgimento, l'unità, una maggiore mobilità dei sarcedoti e una crescente e più incisiva corresponsabilità.
In tempi in cui anche la realtà civile s'interroga sul riordino istituzionale e si è stati a un passo dalla creazione di un'unica provincia con Siena, pensare a una riforma dell'organizzazione ecclesiale che, in questo caso per esigenze pastorali, riunisse i cattolici grossetani sotto un unico vescovo, è una possibilità più che concreta. D'altra parte il numero dei presbiteri e delle vocazioni cala a vista d'occhio, gli ordini religiosi arrancano, i conventi chiudono, gli “asili delle suore” passano di mano a personale laico e gli accorpamenti di più parrocchie sotto la responsabilità di un solo sacerdote sono ormai una consuetudine.
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