Sicurezza
«Un Piano pieno di errori a misura di inceneritore»
I Comitati Beni Comuni e No bocciano il nuovo documento di programmazione «Ripresenta gli stessi sbagli del precedente e non si cura della differenziata»
GROSSETO. Un Piano che non coinvolge i produttori di rifiuti – cittadini e aziende – e che non fa tesoro degli errori passati per cercare di correggerli. Un Piano confezionato con conflitti di interesse e che, alla fine, presenta alla collettività un conto più alto per lo smaltimento della spazzatura, vedere la bolletta della Tares per avere un “assaggio”.
La bocciatura. È una sonora bocciatura quella che il Comitato provinciale Beni Comuni e il Comitato per il No all’inceneritore di Scarlino fanno del Piano interprovinciale dei rifiuti dell’Ato Toscana sud, che detta le regole della gestione dei rifiuti nelle province di Grosseto, Arezzo e Siena fino al 2025 e che è stato firmato ieri dai tre presidenti delle Province. Il Piano dovrà essere ora approvato dai tre consigli provinciali ma il contenuto è già noto e ai comitati non piace affatto. Ieri hanno dunque convocato una conferenza stampa per spiegare perché.
Impianti da ristrutturare. Gli impianti attuali, come le Strillaie, sono nati per accogliere una quantità di spazzatura indifferenziata – dalla quale si ricava il cdr, cioè il combustibile da rifiuto che serve per alimentare gli inceneritori – di gran lunga superiore a quella prodotta. Questo per un errore fatto nel 2005 dall’Ato 9 Toscana nella convenzione con la società Unieco (ora Futura) che gestisce l’impianto delle Strillaie. Si ritenne che il Pil sarebbe salito del 5% all’anno e, poiché al Pil è collegata la produzione di spazzatura, le Strillaie furono costruite per accogliere le relative quantità di indifferenziata. Quella crescita esponenziale, però, non c’è stata, tanto che nel 2012 mancano all’appello 37.500 tonnellate di rifiuti. Ma ormai la convenzione vincolava i comuni a conferire quantità esagerate di indifferenziata, pena pesanti sanzioni. E la prima conseguenza, ne sono convinti i due comitati, è che sia questo vincolo a frenare l’iniziativa dei comuni perché si spinga sulla differenziata. Che, infatti, in provincia di Grosseto è ferma da anni al 30%, quando per legge si dovrebbe già essere al 65%.
«Errori non corretti». Il nuovo Piano prende atto di questi errori di programmazione delle passate gestioni ma, spiega Andrea Marciani del Comitato Beni Comuni di Manciano, «non li analizza e non li corregge». Non indaga, cioè, su perché si pensò che ci sarebbe stata questa gran crescita e addirittura, spiega il Comitato, questi errori sono rintracciabili anche nel nuovo Piano. Il quale riconosce che ad oggi gli impianti sarebbero usabili solo al 24% delle loro potenzialità a meno che non si facciano delle ristrutturazioni per convertirli, affinché possano trattare anche spazzatura diversa dall’indifferenziata (a ottobre l’assessore provinciale all’Ambiente, Patrizia Siveri, parlò di un biodigestore). Ma «i costi di ristrutturazione di tali impianti sovradimensionati ma realizzati con le nostre tasse – spiega Marciani – ricadranno ancora sui contribuenti». Eppure, prosegue Marciani, nonostante l’errore macroscopico del passato, anche il nuovo Piano prevede una crescita dei rifiuti. Sostiene, infatti, che il Pil in Toscana crescerà dell’8,4% dal 2010 al 2020, mentre «le stime Istat – dice Marciani – dicono che nel terzo trimestre 2013 il Pil è diminuito dell’1,9% rispetto al terzo trimestre 2012».
Differenziata al 70%, ma come? «La cosa peggiore è che in questo Piano si è scelto di non scegliere per una mancanza di coraggio totale», spiega Ubaldo Giardelli del Comitato per il No di Follonica. Il Piano, infatti, prevede che si arrivi a produrre il 70% di differenziata, «ma non dice come e, soprattutto, ci si affida a tecnicismi per stabilire la dinamica della produzione dei rifiuti che, invece, dovrebbe essere oggetto di programmazione e decisione politica». Nel piano non c’è, invece, un dato della riduzione dei rifiuti che ci si prefigge di raggiungere. Né – prosegue Giardelli – si cerca di aumentare il grado di informazione, partecipazione e consapevolezza di cittadini e aziende». Un Piano che, infine, non tiene conto delle esperienze virtuose come il Veneta o Capannori, dove non solo la differenziata viaggia su percentuali addirittura superiori alle aspettative (80%), ma è diminuita anche la produzione dei rifiuti in generale di ben il 30-35%.
Scarlino Energia “assente”. Quello che i comitati leggono tra le righe del Piano è, in sostanza, la volontà di aumentare la percentuale di incenerimento dei rifiuti a scapito della raccolta differenziata. «Altrimenti – spiega Giardelli – come potrebbero (gli amministratori, ndr) giustificare le Strillaie, la Convenzione capestro del 2005 e le autorizzazioni date all’Inceneritore di Scarlino?». L’impianto della Scarlino Energia, dicono i comitati, è il «il vero convitato di pietra del Piano», perché non è mai nominato, come invece lo sono gli inceneritori delle altre due province, che sono pubblici, «ma onnipresente nelle non scelte che ci consegnano un sistema che deve essere inefficiente (e il più costoso, come dimostrano studi della Bocconi e della Regione Lombardia) proprio per garantire all’inceneritore di Scarlino di poter bruciare. Al di là delle parole, quella dell’inceneritore è una volontà politica evidente in questo Piano, che premia lo status quo», dice Giardelli.
«Conflitti di interesse». Ora, se le scelte politiche sono, comunque la si veda, scelte politiche di persone democraticamente elette, il discorso cambia se in queste scelte si insinuano conflitti di interesse. Il Comitati per il No all’inceneritore di Scarlino è convinto che ne esistano nel caso del Piano interprovinciale dei rifiuti. E fanno nomi e cognomi. Come quello di Giuseppe Pinto, passato dalla poltrona di amministratore delegato della Ecolat srl – la società titolare dell’impianto di via Zaffiro a Grosseto che seleziona e valorizza i rifiuti provenienti dalle raccolte differenziate multimateriale delle province di Grosseto, Arezzo e Prato – a quella di vicepresidente di Scarlino Energia. «Come possono lavorare per incentivare la raccolta differenziata persone che poi passano alla guida di un inceneritore?». Anche gli “autori” del Piano vengono bacchettati dai comitati: «Sono gli stessi che hanno redatto il Piano precedente, a partire dal direttore tecnico dell’Ato, l’ingegner Corti, prima all’Ato 9 e ora all’Ato sud. E hanno fatto gli stessi errori».
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