Il Tirreno

Grosseto

In città la “beffa” degli assimilati

di Francesca Ferri

A Grosseto la spazzatura dei negozi è considerata rifiuto urbano. «E questo fa schizzare i prezzi»

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GROSSETO. Perché chi ha un’attività commerciale o artigianale a Grosseto ha visto schizzare la tassa per lo smaltimento dei rifiuti, da quando c’è la Tares? L’assessore all’Ambiente del Comune di Grosseto, in un’intervista al Tirreno del 5 novembre scorso, spiegò che il motivo è semplice: prima, con la Tarsu, i commercianti e gli artigiani grossetani pagavano troppo poco. Ma perché?

La risposta la danno il Comitato provinciale Beni comuni e il Comitato per il No all’inceneritore, insieme a Giuliana Gentili che sostiene la proposta di legge Rifiuti Zero. Ed è la seguente: a Grosseto i rifiuti prodotti da artigiani e commercianti, che sono classificati come “speciali” (tolti, ovviamente, quelli pericolosi, che hanno un percorso di smaltimento tutto loro) sono sempre stati assimilati a rifiuti urbani, cioè quelli prodotti dalle famiglie, e come tali tassati.

Ovvio, però, che i conti non tornino. A parità di superficie dell’immobile (sul quale fino all’introduzione della Tares si è calcolato l’importo della tassa sui rifiuti), una pasticceria o un falegname, ad esempio, producono naturalmente più rifiuti di una famiglia e, dunque, nell’economia del trattamento rifiuti, gravano di più.

Ora, essendo considerati rifiuti urbani, i costi di smaltimento erano spalmati su tutti i contribuenti con un generale aumento delle tasse per le famiglie. Altra conseguenza, non meno importante, sono poi i cassonetti stracolmi. «Dove smaltiscono, ad esempio, i negozi di abbigliamento gli scatoloni di cartone quando arrivano le nuove collezioni?», chiede Giuliana Gentili. «Ovvio che finiscono nei cassonetti e dintorni, perché per commercianti e artigiani non è prevista una raccolta differenziata ad hoc».

Il rifiuto selvaggio è solo la conseguenza “sporca” della questione. Quella dolorosa è, invece, stata patita fino ad oggi dai bilanci delle famiglie e da oggi in poi dai negozianti che, non potendo contare su un servizio di raccolta porta a porta, non possono beneficiare degli sconti che il Comune di Grosseto applica a chi fa la differenziata.

«A Grosseto – prosegue Gentili – le amministrazioni non hanno ancora regolamentato il conferimento degli assimilati e non hanno prodotto quanto previsto dalla legge con un evidente omissione o ritardo nell’applicazione della legge che fa aumentare i costi a carico di tutte le abitazioni e di tutti gli artigiani e commercianti».

Oltre a questo, la mancanza di tale regolamentazione fa sballare i dati sulla raccolta differenziata. Gentili riporta l’esempio di quanto è successo a Barbanella, primo quartiere di Grosseto dove si è fatto il porta a porta. «A Barbanella con il 18% degli abitanti del comune, anziché raccogliere con il porta a porta il 18% dei rifiuti prodotti a Grosseto, cioè 9mila tonnellate, nel 2010, primo anno intero di raccolta pap, si sono raccolte solo 2.714 tonnellate, a fronte delle 5mila previste dal Coseca. Questi dati confermano che gli assimilati superano nei quartieri con vaste aree artigianali e commerciali il 50% dei rifiuti urbani prodotti».

Riuscire a differenziare gli assimilati permetterebbe di incrementare all’istante la differenziata. «Proponiamo perciò – spiega Gentili – la deassimilazione e separazione dei flussi dei rifiuti solidi urbani dagli speciali. È necessario che i due flussi siano separati e gestiti in due distinti circuiti di contabilizzazione di raccolta. Chiediamo che il Piano preveda che le società di gestione dei rifiuti istituiscano un’offerta di servizio, non in regime di monopolio, per la raccolta e la valorizzazione dei rifiuti speciali e dei rifiuti speciali assimilati agli urbani, finalizzato al recupero, al riciclaggio e al reinserimento nel ciclo produttivo delle materie prime seconde differenziate e valorizzate».

Al servizio immaginato da Gentili «le imprese – conclude lei – potranno aderire su base volontaria con tariffe direttamente proporzionali alle quantità conferite e soprattutto diversificate per tipologia di materiale applicando tariffe con importi inferiori per le frazioni più facilmente recuperabili, in modo da incentivare il recupero e la riduzione alla fonte».(f.f.)

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