Il Tirreno

Grosseto

Uccidono un lupo e lo gettano in strada

di Fiora Bonelli
Uccidono un lupo e lo gettano in strada

Nuovo atto dimostrativo causato dall’esasperazione. L’animale trovato dal direttore del Crasm, Marco Aloisi

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SATURNIA. La carcassa di un lupo femmina dell’età apparente di due anni, uccisa da un colpo di arma da fuoco che le ha trapassato il costato uscendo dall’addome, è stata rinvenuta venerdì 20 dicembre, intorno alle 19,20 sulla strada che da Saturnia conduce a Semproniano.

Il posizionamento del cadavere sul ciglio della carreggiata fa pensare chiaramente a un gesto dimostrativo.

A imbattersi nel lupo ucciso è stato il direttore del Crasm di Semproniano, Marco Aloisi, che ha raccolto l’animale, ma non ha potuto far altro che constatarne il decesso.

«L’animale è stato ucciso a fucilate – spiega lo stesso Marco Aloisi – e l’uccisione era recente. Quasi sicuramente non è stato ucciso lì, ma scaricato appositamente per fare un gesto dimostrativo. È un segnale di disagio evidente che arriva dal mondo dell’economia ovina. Quello che ho ritrovato è un predatore molto simile a un lupo, un bell’esemplare di femmina giovane e in buona salute. Adesso è stato congelato ed è a disposizione delle autorità competenti».

Il corpo presenta, insomma, tutti i tratti fenotipici del lupo puro, anche se potrà essere solo l’esame del Dna a darne la certezza, visto che di canidi incrociati ormai sono piene le nostre montagne.

Il dottor Aloisi ha proceduto a segnalare il ritrovamento al Corpo Forestale dello Stato e alla Procura della Repubblica di Grosseto. Attualmente la carcassa è a disposizione delle autorità presso il Crasm, da dove presumibilmente sarà trasferita all’Istituto Zooprofilattico per gli esami necroscopici.

L’episodio è dunque il segnale di un fortissimo malessere degli allevatori che arriva dopo l’altro episodio recente del ritrovamento di predatore legato e ucciso a pallettoni , trovato il 2 novembre, alle 22, in via Santa Maria in località Grancia, alle porte di Grosseto.

Un episodio forte, di ampia risonanza, al pari di quello che accadde a Roccalbegna lo scorso marzo, quando fu fatto trovare in piazza, in esposizione, un “lupo” ucciso a pallettoni, anche in questo caso segno di un’insofferenza feroce per i continui attacchi alle greggi che stanno mandando in malora l’economia ovina di tutta la provincia di Grosseto, cancellando con un colpo di spugna secoli di lavoro e di sudore.

Un problema che si riflette anche sulla gestione del territorio: i continui abbandoni delle aziende, infatti, comportano inevitabili carenze di cura della zona, dai campi ai fossi, con riflessi anche sul rischio delle alluvioni, sempre più distruttive inverno dopo inverno.

Ma è una fotografia che è anche un’insopportabile provocazione per gli animalisti che senza fare distinzione fra lupo, canide o ibrido, rivendicano per tutti il diritto alla vita, fermo restando, in ogni caso, che una simile uccisone è reato penale.

Il direttore del Crasm riconosce la gravità della situazione per gli allevatori, ma rammenta che il progetto Ibriwolf in corso potrebbe risolvere moltissimi problemi legati agli ibridi: «Sono gli ibridi – afferma –, i maggiori responsabili delle predazioni. Il lupo in purezza è presente solo raramente ed è meno aggressivo degli ibridi i quali potrebbero essere, una volta catturati, isolati e resi dunque innocui. Il progetto della Provincia lo permette».

«Si tratta evidentemente di un ulteriore barbaro segnale – dichiara Giacomo Bottinelli, responsabile Lav di Grosseto - lanciato da qualcuno che pensa di intimidire chi sta lavorando sul progetto Ibriwolf e sulla tutela degli animali. È forte il sospetto che anche in questo caso il colpevole sia legato all’ambiente degli allevatori e della caccia. Dobbiamo essere tutti assolutamente fermi nella condanna di atti di questo tipo, senza condiscendenze nei confronti di chi uccide animali, violando tra l’altro il codice penale e le leggi sull’attività venatoria. Cani, lupi e ibridi sono infatti protetti dalla normativa vigente, a partire dall’articolo 544 bis del codice penale, e nessuna forma di esasperazione di determinate categorie può essere addotta a scusante di gesti di tale gravità».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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