La protesta
«Zio Edward una famiglia ce l’aveva Eravamo noi»
GROSSETO. «Lui aveva famiglia, stava con mia mamma, a Natale stava a casa nostra, la notte dormiva da mia mamma», racconta Gregorio, 30 anni, cittadino polacco a proposito dello zio Edward...
GROSSETO. «Lui aveva famiglia, stava con mia mamma, a Natale stava a casa nostra, la notte dormiva da mia mamma», racconta Gregorio, 30 anni, cittadino polacco a proposito dello zio Edward Suchodolsky, il 56 anni morto alla stazione la settimana scorsa.
Il dramma si è consumato alla stazione di Grosseto, nell’atrio dove Edward si era sistemato sotto a una coperta per dormire, accanto a un gruppo di barboni. Ma Gregorio l’etichetta di “clochard” - per suo zio - la rifiuta in pieno, nonostante Edward andasse a mangiare alla Caritas e si accomodasse il giaciglio alla stazione. «Mio zio una famiglia ce l’aveva, eravamo noi, che sbitiamo a Grosseto: mia mamma gli ha dato un tetto, lui abitava da lei, la notte - dice Gregorio - dormiva a casa di mia mamma. Poi se andava alla stazione non lo so, non potevo seguirlo». La stessa sorella di Edward - racconta Gregorio - pensato a tutto, riconoscimento del cadavere, funerale, sepoltura nel cimitero di Sterpeto. «Siamo rimasti male nel sentire che lui era un barbone. Lui una casa ce l’aveva ed eravamo noi».
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