Attenzione
Mabro: altri 30 giorni per il commissario
Il giudice concede la proroga per la relazione, Russotto va avanti con la decisione di tenere chiuso lo stabilimento
GROSSETO. L’intenzione è quella di vendere, il più velocemente possibile. Ma ci sono alcuni aspetti da valutare, nella delicata questione che riguarda la vertenza ex Mabro. Ed è proprio per questo che ieri mattina il commissario della Prodi bis Giampiero Russotto ha ottenuto una proroga di altri trenta giorni per la presentazione della relazione al giudice Vincenzo Pedone. Relazione che dovrà servire a chiarire una questione, su tutte: se ci saranno i numeri per mantenere in vita la società o se invece si dovrà ripiegare sul fallimento. Sulle scale del palazzo di giustizia di Grosseto, Giampiero Russotto conferma quello che ha detto tre giorni fa durante l’assemblea alla Mabro: «Questa azienda deve trovare un acquirente, il prima possibile». Fino ad allora, i cancelli della fabbrica di via Senese resteranno chiusi. «Si lavorerà fino a fine mese - dice - soltanto per consegnare i capi che sono già in produzione e che sono stati realizzati conto terzi. Non devono certo rimetterci i clienti che hanno fatto quegli ordini, ma nemmeno possiamo tenere aperta una fabbrica che produce debiti».
Russotto, dopo il colloquio con il giudice Vincenzo Pedone ha incontrato i rappresentanti dei lavoratori della Cgil. Le sue parole, sono state le stesse pronunciate durante l’assemblea. Ora saranno i rappresentanti sindacali a preparare una relazione per il commissario. «Non siamo d’accordo sul blocco della produzione - dice Nadia Perino, rappresentante dei lavori della Cgil - perché senza dubbio se si affacciasse un acquirente sarebbe più contento che ci fossero ordini e clienti consolidati e non una fabbrica vuota». È proprio il tempo uno dei fattori determinanti di questa partita: il commissario ha deciso di spingere il piede sull’acceleratore e ha incaricato un advisor di preparare un bando di gara che sarà pubblicato entro la fine di gennaio. Ora, in ballo c’è soprattutto la questione della cassa integrazione che deve essere richiesta: la procedura di Prodi bis la prevede, ai dipendenti spetta per due anni.
Intanto, due giorni fa in tribunale si è parlato di nuovo di Mabro. Ma questa volta sul tavolo del giudice Pedone non sono arrivate le magagne di Abbigliamento Grosseto, bensì quelle di Royal Tuscany.
L’udienza per la valutazione dell’istanza di fallimento presentata da centocinquanta dipendenti nei confronti della società di Invitti e Dipietrantonio e seguita dall’avvocato Tania Amarugi, è stata rimandata al 16 gennaio. I lavoratori che hanno fatto causa alla società che ha chiesto l’ammissione al concordato preventivo vogliono il saldo dei loro stipendi. Ma Royal Tuscany, con il commissario giudiziale, il liquidatore e i legali, si sono opposti spiegando, loro, di non aver più alcuna pendenza con i lavoratori dopo la cessione del ramo d’azienda.
Chi ha fatto causa a Royal ha ricevuto un piccolo acconto sulle spettanze a giugno. Ma quello che ancora devono riscuotere sono i soldi degli ultimi anni di lavoro. In più, sulla fabbrica di via Senese incombe anche un’altra spada di Damocle: lo sfratto esecutivo fissato per il 31 gennaio. «La situazione è delicata e lo sappiamo - aggiunge Perino - ma ci sono anche tante griffe che si sono fatte di nuovo avanti e che avrebbero scelto la nostra fabbrica per confezionare i loro capi. Chiudere secondo noi, non è una buona idea».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
