Sicurezza
«La salute non è un criterio per ottenere un alloggio»
GROSSETO. Che tipo di aiuto offrono i servizi pubblici a persone come Donatella Bellini? «Non esistono categorie di cittadini che posso vantare un diritto soggettivo a un alloggio pubblico in ragione...
GROSSETO. Che tipo di aiuto offrono i servizi pubblici a persone come Donatella Bellini? «Non esistono categorie di cittadini che posso vantare un diritto soggettivo a un alloggio pubblico in ragione della loro condizione sociale o sanitaria», spiega il Coeso-Società della salute, il consorzio che gestisce i servizi sanitari e socioassistenziali.
«Esistono poi percorsi facilitati per diventare titolari di alloggi di edilizia pubblica, con canoni bassi (Epg) e percorsi di aiuto socioassistenziale o sociosanitario che possono prevedere anche alloggi in forma comunitaria o protetta».
Sul piano sociale i Comuni si sono riservati una parte degli appartamenti di edilizia popolare (in misura variabile da Comune a Comune) per dare una risposta provvisoria alle condizioni di emergenza (uno sfratto con un minore, un disabile...). Inoltre, i servizi socio assistenziali possono trovare soluzioni provvisorie anche in residence, alberghi, agriturismo. Tutte queste azioni di aiuto sono alla stregua di un ricovero in ospedale o in Rsa.
«Il problema della casa – prosegue il Coeso – quindi resta un problema di mercato e di relazione tra domanda e offerta su cui si può intervenire solo con politiche di investimento o stimolo all’affitto. Nei comuni in cui opera Coeso si è condivisa l’idea di investire un po’ di risorse per aiutare le persone in difficoltà prima di arrivare allo sfratto esecutivo. Casi così sono numerosissimi».
Molte volte, però, alcune persone non si rivolgono ai servizi prima dello sfratto esecutivo perché si immaginano che lo sfratto, e la loro situazione sociosanitaria, sia la condizione per avere la casa gratuita dal Comune. «Questo – spiega il Coeso – genera un grande equivoco, perché non consente ai servizi sociali di intervenire tempestivamente e genera false aspettative nei cittadini. Circola persino la voce che se hai un figlio o sei disabile il Comune ti dà la casa». Che è falso.
Quanto al caso di Donatella, il Coeso conferma che la signora ha parlato all’assistente sociale dei suo problemi con l’affitto, ma non risulta che abbia indicato anche la data dello sfratto (cosa che invece Donatella dice di aver fatto). «In quell’occasione comunque – prosegue il Coeso – le è stato proposto di cercare un nuova casa. Coeso era disponibile a fare da garante di fronte al proprietario e contribuire in parte al pagamento del canone. Con una casa regolarmente in affitto, la signora avrebbe potuto chiedere anche i contributi comunali attraverso il prossimo bando di contributi a integrazione dei canoni di locazione. Ovviamente può tornare dall’assistente sociale quanto prima, per fare un piano e fronteggiare il problema dello sfratto». (f.f.)
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