Finanza
Aspetta il trapianto, sfrattata da casa
Una 42enne diabetica invalida al 100% smette di pagare l’affitto per potersi curare. L’appello: «Qualcuno mi aiuti»
GROSSETO. Il 13 gennaio 2014, mentre Donatella Bellini varcherà la soglia dell’ospedale per sottoporsi al primo di una serie di interventi che la porteranno a un doppio trapianto, la soglia di casa sua sarà varcata dall’ufficiale giudiziario venuto per buttarla fuori casa. Donatella, infatti, non paga l’affitto da giugno. Non perché se lo sia dimenticato. Semplicemente perché non ha i soldi. Con la poca pensione che riceve per la sua invalidità totale, aveva due scelte: o pagare l’affitto o cercare di salvarsi la vita. E ha scelto di vivere.
Donatella, 42 anni, grossetana, si è ammalata di diabete di tipo 1 quando ne aveva 5, subito dopo la morte del padre. E il suo diabete è di quelli che non permettono di essere gestiti. «Emotivo», lo chiama lei. Ogni preoccupazione, ogni paura, ogni emozione le provoca picchi glicemici altissimi, impossibili da tenere a bada con l’autocontrollo che ogni diabetico è tenuto a fare con sticks, insulina, all’occorrenza microinfusori. Donatella le ha provate tutte ma con scarsi risultati. E dopo 4 decenni e una vita segnata anche da altre malattie, il suo corpo è devastato e le impedisce una vita normale.
«Ho perso la vista da un occhio – spiega Donatella – ho problemi all’altro, ho problemi di circolazione, un piede compromesso». Ma la cosa più grave è il rene, irrimediabilmente danneggiato. «Non funziona più e non filtra l’insulina. Cado in continuazione in ipoglicemia e nell’ultimo anno sono andata in coma 13 volte», spiega mostrando referti medici.
Donatella lavorava alla Mabro ma è dovuta andarsene quando ha perso l’occhio. Riconosciuta invalida al cento per cento, oggi vive con una pensione di 920 euro, con la quale, dopo la separazione dal marito, da gennaio deve pagare tutto, l’affitto di 500 euro, le bollette, il cibo, le tasse. E a tutte le spese per affrontare la malattia, a cominciare dalle trasferte a Pisa, dove è seguita all’ospedale di Cisanello. «Trovare una casa in affitto con la mia pensione non è stato facile», spiega la donna. Ma per quattro mesi Donatella stringe i denti e va avanti.
«La mazzata mi è arrivata a giugno – spiega – quando mi hanno detto che l’unica speranza era il trapianto di rene e pancreas. Per me è stato uno choc: l’operazione, la ricerca di un donatore, la convalescenza che mi aspettava. A quel punto mi sono dedicata con tutta me stessa alla mia salute. Ho affrontato i viaggi a Pisa e, con quel che prendo al mese, per me il treno e la foresteria sono spese alte. Ma delle due l’una: o pagavo l’affitto o cercavo di salvarmi». Da giugno, dunque, Donatella non riesce a versare i 500 euro al mese alla padrona di casa. Che va dal giudice.
Nel frattempo Donatella inizia il suo percorso. E pochi giorni fa, di ritorno dall’ultima visita a Cisanello, Donatella ritrova il sorriso: forse il fratello può donarle il rene. È il primo spiraglio di luce dopo tanti mesi. I medici le fissano un ricovero per il 13 gennaio per cominciare gli accertamenti in previsione del trapianto. Ma la felicità dura poco.
«Arrivata a casa – spiega Donatella – ho trovato la notifica dello sfratto. Il giudice aveva dato ragione alla proprietaria. E l’aveva fissato per il 13 gennaio. Quindi mentre io sarò a Cisanello ricoverata, mi sbatteranno fuori. E io che faccio? Dove vado? Chi mi dà una casa in queste condizioni? Come la pago?».
Donatella ha chiesto udienza al sindaco, all’assessore al Sociale e si è rivolta al Coeso. «Niente, nessuno è in grado di fare qualcosa per me. A nessuno interessa la mia condizione. Mi hanno detto di cercarmi una casa, ma chi fa un contratto a chi ha uno sfratto esecutivo? E dove lo trovo un appartamento a meno di 500 euro? L’assistente sociale mi ha detto: “Ma lei, signora, prende 900 euro al mese. Come possono non bastarle?”. Ma io tengo i riscaldamenti spenti per risparmiare, mi vesto alla Caritas e a volte ci mangio anche. Ho pure pagato 89 euro di Tares. Come faccio ad andare avanti?».
Dal Coeso confermano che la signora Bellini è in contatto con i servizi sociali dal 2001 e nel 2012 (a marzo e dicembre) ha ricevuto due contributi per un totale di 500 euro per fronteggiare le spese legate alla sua malattia. «Ma io – spiega Donatella – ho bisogno di un aiuto strutturato». Donatella non può nemmeno sperare di trovare un alloggio d’emergenza al Poggio di Roselle, dove il Comune manda chi si ritrova per strada. «Dovendo subire un trapianto devo stare in un ambiente dalle condizioni igieniche impeccabili». E il Poggio si sa com’è. Da scartare anche la proposta, avuta dal Coeso, di dividere l’alloggio Erp con un’altra persona, sempre a causa delle sue condizioni di salute. Impossibile, poi, pensare di tornare a casa con la madre: «In un Paese civile, una donna in difficoltà come me viene aiutata a essere indipendente. Ho 42 anni e ho ancora la mia dignità».
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