Sicurezza
Nencini, fu fatale un difetto all’aorta
Depositate le relazioni dei consulenti sulla morte del ciclista: esame tossicologico negativo. Il fascicolo va a Viterbo
GROSSETO. La prima notizia è che la consulenza tossicologica è negativa: Andrea Nencini non ha ingerito alcuna sostanza prima di inforcare la bicicletta per la sua ultima corsa, la tappa iniziale del 20º Giro della Maremma, il 17 marzo scorso. La seconda è che l'esame cardiologico ha evidenziato una malformazione all'aorta. La terza è che la Procura non ha individuato alcun tipo di responsabilità da parte degli organizzatori della corsa, curata da Ss Grosseto (società per la quale il Nencio correva), Euro Team e Uisp. La quarta è che il sostituto procuratore Salvatore Ferraro ha inviato tutto il fascicolo alla Procura di Viterbo, perché l'ipotetico omicidio colposo deve incardinarsi nel luogo in cui il referto medico di idoneità sportiva è stato redatto, cioè l'ambulatorio di Tuscania dove il ciclista ex professionista era stato visitato.
Cambia dunque sede per competenza territoriale il tragico episodio avvenuto a mezz'ora dalla partenza da Roselle, mentre il gruppo era tra Ribolla e la grande rotatoria situata all'inizio della dritta del Madonnino. «Sento un formicolio alla gamba», aveva detto poco prima il vigile del fuoco, 40 anni da compiere pochi mesi più tardi. La bici era sbandata e lui era finito poco fuori strada, senza riprendere conoscenza. Due compagni si erano subito fermati per soccorrerlo, era arrivato subito il medico della corsa, un collega infermiere professionale gli aveva praticato il messaggio cardiaco, si era precipitato Pegaso. Non c'era stato nulla da fare.
Il magistrato titolare dell'inchiesta ha ricevuto le relazioni dei consulenti nominati all'indomani della morte del pluri campione, il professor Mario Gabbrielli di Siena, medico legale, e il professor Franco Laghi Pasini, cardiologo. Tali consulenze dichiarano appunto l'assenza di sostanze estranee e la presenza del difetto all'aorta. Per il primo aspetto, quello del doping, la Procura aveva ritenuto indispensabile effettuare un esame del genere proprio per non lasciare alcun margine di dubbio. Per il secondo, l'esame porterebbe a individuare una responsabilità nei confronti del medico sportivo che aveva firmato quell'idoneità che - in base agli accertamenti e a termini di legge - non avrebbe potuto rilasciare. Una concausa nell'evento. E dunque il fascicolo deve essere spostato a Viterbo e non può restare nel luogo in cui è avvenuta la morte.
Gli esami clinici si sono affiancati all'attività capillare dei carabinieri della Procura, che avevano visitato la casa di Nencini come anche l'ambulatorio di Tuscania; che avevano sentito coloro che avevano fatto parte del gruppetto di atleti che quel giorno si era recato a Tuscania; che avevano ascoltato il medico che aveva soccorso per primo Andrea; che avevano ricostruito con i suoi compagni di corsa i suoi ultimi istanti di vita.
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